Blog di psicologia Padova – Psicologa Padova – Arianna Bertazzolo

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linguaggio del corpo

Linguaggio del Corpo

Il linguaggio del Corpo – “Il corpo è tempio dell’anima”

Linguaggio del corpo – cosa intendiamo con “abitare il proprio corpo”?

“Abitare”, dal latino “habitare” (frequentativo di “habere”, avere): aver consuetudine in un luogo, abitarvi.

Linguaggio del Corpo – definizione

“Abito” corrisp. al latino “habitus” (participio perfetto di “habere”, avere):  modo di essere; disposizione dell’animo; (…), figura, apparenza; vestimento, ossia tutto ciò che siamo destinati ad avere con noi, a portarci dietro continuamente.

É il corpo il nostro abito per eccellenza, la casa che abitiamo costantemente.

Il corpo tuttavia non è semplicemente un vestito che ci portiamo appresso sempre, un mero involucro.

Linguaggio del Corpo – Corpo – Mente – Psiche

Nonostante infatti la distinzione corpo-mente-psiche sia stata spesso oggetto di dibattito, al giorno d’oggi anche grazie agli studi di fisiologia e psicosomatica  siamo a conoscenza della stretta relazione che c’è tra l’Io e il corpo, come tra benessere fisico e benessere psichico e prestiamo sempre più attenzione ai messaggi che il nostro organismo ci invia.

 

Il corpo in primis ci situa nello spazio e permette di prendere consapevolezza della nostra esistenza e di conoscere noi stessi.

Linguaggio del Corpo – Personalizzazione

Attraverso il corpo si verifica infatti un processo che si può definire “personalizzazione”: riconosciamo noi stessi nel nostro corpo e grazie ad esso partecipiamo alla costruzione della nostra identità.

È parte ineliminabile della nostra esistenza.

Linguaggio del Corpo – Ascoltare il Corpo

  • Il corpo non è quindi un’entità puramente fisica, non svolge semplicemente funzioni organiche.
  • Il corpo siamo noi.
  • Ci invia continuamente messaggi e li invia anche agli altri.
  • Il corpo permette infatti il contatto col mondo esterno.
  • È il primo elemento che percepiamo di una persona e rappresenta quindi il primo mezzo comunicativo per eccellenza.
  • Ci espone, ci rende visibili agli altri attraverso le sue espressioni e media la maggior parte di ciò che vogliamo comunicare.

È il corpo che ci aiuta a comprendere, riconoscere e dare significato e valore al mondo che colpisce i sensi: attraverso il corpo infatti si producono una serie di sensazioni, sia piacevoli che spiacevoli, il cui effetto è attribuito spesso unicamente a stimoli esterni, dimenticando che è proprio esso il protagonista che permette tale codifica.

Ad esempio, quando la codifica di un certo tipo di suono, come la musica del pianoforte, ci regala delle sensazioni fisiche molto gradevoli, allora istintivamente tutto il nostro corpo ci spinge a ricercare nuovamente quel  tipo di suono. Tali sensazioni ci permettono di attribuire un valore e un significato personali ad una musica che altrimenti, per noi, se non ne fossimo attratti, rimarrebbe solo un suono come tanti altri.

Ascoltare il proprio corpo e prendere consapevolezza di quanto avvertiamo al suo interno permette di comprendere meglio cosa desidera comunicare, i suoi ritmi, le sue potenzialità e limiti e permette altresì di rispondervi di conseguenza.

Linguaggio del corpo interpretazione

Può essere rispettato ed amato, come anche disprezzato o negato, ma è un dato di fatto che non possiamo separarcene, che sia partecipe di tutte le nostre esperienze e che permetta l’espressione di quello che siamo. Magari ci sono delle stanze della nostra casa, il corpo, che conosciamo meno di altre, ma avremo sempre l’opportunità di aprire la porta e accendere la luce per vedere quali meraviglie vi si nascondono.

Il corpo è lo specchio di noi, come lo abitiamo esprime anche il modo in cui abitiamo il mondo.

Linguaggio del Corpo e malattie psicosomatiche

 

linguaggio del corpo
linguaggio del corpo

Linguaggio del corpo Bibliografia

Bateson, G., & Longo, G. (1988). Verso un’ecologia della mente (Vol. 17). Adelphi.

Craparo, G. (2013). Addiction, dissociazione e inconscio non rimosso. Un contributo teorico secondo la prospettiva evolutivorelazionale. Ricerca psicoanalitica.

Fabbroni, B. (2010). Il corpo racconta di colui che lo abita. GAIA srl-Edizioni Univ. Romane.

Galimberti, U. (1987). Il corpo (Vol. 5). Feltrinelli editore.

Pesare, M. (2008). Le radici psico-dinamiche dell’abitare. Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia, 10.

www.etimo.it (Pianigiani, O. (1907). Vocabolario etimologico della lingua italiana)

luna di miele diabete

Luna di miele diabete

Luna di miele diabete – “Honeymoon Period”

luna di miele diabete 1 – In questo articolo proseguirò l’intento di mettere in evidenza gli aspetti psicosociali del diabete, nello specifico, la luna di miele diabete di tipo 1. 

Riporto di seguito la spiegazione medico scientifica a cura del comitato scientifico di Diabete Italia (al quale vanno i ringraziamenti per l’estratto dell’articolo) di ciò che significa diabete mellito di tipo 1, quali sono  le conseguenti terapie che i pazienti devono attuare e a che cosa vanno incontro dopo la diagnosi di malattia,

Alla fine dell’estratto affronterò una descrizione delle dinamiche psicologiche che scaturiscono nella persona colpita dal diabete, come cambia la vota nel post diagnosi e l’influenza che la mattia ha nella qualità di vita personale.

luna di miele diabete

Guarire dal Diabete

Il Diabete Mellito e la remissione a cura del Comitato Scientifico di Diabete Italia PDF Stampa E-mail
Lunedì 07 Ottobre 2013 15:08
Sempre più frequentemente siamo raggiunti da messaggi che parlano di “GUARIGIONE DEL DIABETE”. Cosa c’è di vero? Diabete Italia è stata interpellata e coglie l’occasione per fare il punto della situazione alla luce di rigorose evidenze scientifiche.

Il diabete mellito è una malattia cronica complessa che richiede:

1) continui e molteplici interventi sui livelli glicemici e sui fattori di rischio cardiovascolare, finalizzati alla prevenzione delle complicanze acute e croniche;

2) un’attività educativa della persona con diabete, finalizzata all’acquisizione delle nozioni necessarie all’autogestione della malattia;

3) il trattamento delle complicanze della malattia, qualora presenti.

Diabete tipo 1

Il diabete mellito di tipo 1 è una malattia cronica.
È causato da distruzione cellulare, su base autoimmune o idiopatica, ed è caratterizzato da una carenza insulinica assoluta (la variante LADA, Latent Autoimmune Diabetes in Adult, ha decorso lento e compare nell’adulto).

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune. La manifestazione clinica si verifica dopo una significativa perdita di massa totale delle cellule, che, si ipotizza sia tra il70% e il 90%.

Luna di miele diabete – “Honeymoon Period”

Insieme alla perdita anatomica, l’entità della disfunzione delle cellule rimanenti è un fattore importante e condizionante il quadro clinico e può spiegare quello stato particolare chiamato ‘luna di miele – ‘honeymoon period’ che interviene quando la secrezione di insulina dalle cellule rimanenti migliora dopo il trattamento metabolico iniziale.

Durante questo periodo particolare, anche piccolissime quantità di insulina esogena sono spesso sufficienti a mantenere un buon controllo metabolico per un breve periodo di tempo.
Studi di prevenzione sono in corso con l’obiettivo di ristabilire auto-tolleranza nei soggetti a rischio e per rallentare la progressione a diabete conclamato.

La preservazione della secrezione residua di insulina endogena (vale dire prodotta dall’organismo) all’esordio della malattia, in combinazione con il trattamento con insulina esogena (vale a dire quella assicurata con la terapia), può portare ad un maggiore controllo della glicemia che, a sua volta, può comportare riduzione di complicanze.

Si può dire quindi che le terapie che consentano la conservazione di una certa produzione di insulina, possono avere rilevanza clinica.

Luna di miele diabete – l’Era Moderna

L’era moderna della terapia immunomodulante nel diabete di tipo 1 è iniziata con l’uso della ciclosporina per il trattamento dei pazienti con diabete di tipo 1 di nuova insorgenza.

Da allora, molti diversi trattamenti immuno-mirati sono stati sviluppati e sono in corso a livello sperimentale.

Sono in corso anche studi nutrizionali che tentano di modificare l’esposizione a diverse componenti alimentari che si pensa possono svolgere un ruolo nell’esordio della patologia.

L’obiettivo generale di tutti questi trattamenti è quello di ripristinare auto-tolleranza e di impedire la distruzione delle cellule _ del pancreas.
Purtroppo, nessuno dei trattamenti con agenti somministrati singolarmente ha raggiunto la remissione metabolica stabile e quindi il passo successivo nello sviluppo clinico probabilmente coinvolgerà combinazioni di agenti, sulla base della conoscenza dei meccanismi immunitari mirati per migliorare la durata e la frequenza delle risposte.
La chirurgia bariatrica, nei pazienti affetti da diabete tipo 1 obesi, è stata dimostrata in grado di ridurre significativamente il grado di obesità ma non ha alcun effetto sul diabete, che è condizionato dalla distruzione completa ed irreversibile delle cellule che producono insulina e che deve essere quindi iniettata dall’esterno.

Luna di miele Diabete tipo 1 guarigione

Come guarire dal diabete di tipo 1?

Questa è la domanda a cui, dopo aver ricevuto la diagnosi, la persona affetta da diabete cerca di dare una risposta e molto spesso dopo il primo periodo di iniezioni di insulina Apidra si riduce il fabbisogno dei insulina iniettata dall’esterno potendo arrivare a non effettuare boli durante i pasti, limitandosi all’iniezione notturna tramite insulina Lantus.

Ma allora si è guariti?

La risposta che i medici danno è: “no! ma sei in luna di miele”.

L’espressione luna di miele per definire ciò suona alquanto inappropriata e sarcastica, prima di tutto perché chi è diabetico non può più mangiare miele, inoltre, la luna di miele è un periodo felice nel quale due persone appena sposate effettuano una vacanza inaugurale del viaggio della loro vita insieme; tutto ciò con la luna di miele del diabete di tipo 1 non centra proprio nulla, se non addirittura può suscitare irritazione nei pazienti diabetici.

Dopo la scoperta della malattia, si ricomincia con la vita, la glicemia va sempre meglio, in attesa che il sistema immunitario finisca il suo lavoro di distruzione indisturbato con le restanti cellule pancreatiche, senza poterci fare nulla!

E’ chiaro come si inizi a percepire nella persona una sensazione di derealizzazione e di impotenza difronte ad una sentenza che non lascia scampo: “prima o poi il tuo  pancreas smetterà di funzionare e tu dovrai riprendere in mano l’insulina e iniettarla nuovamente”.

Diabete di tipo 1 – Conseguenze psicologiche

La persona che si trova a vivere questa difficile esperienza molto di frequente sviluppa una sindrome ansiogena da misurazione di glicemia con conseguente umore disforico tendente alla depressione.

In questo periodo è molto importante la vicinanza dei familiari per attutire i contraccolpi a livello psicologico, ma molto spesso questo non basta e la persona ha bisogno di un aiuto psicologico per la gestione delle nuove routine quotidiane che la malattia comporta.

Luna di miele diabete – Le nuove Routine del diabetico

Una nuova routine è fatta dalle continue misurazioni glicemiche che partono dal digiuno al prima e dopo i pasti, dalla mattina alla sera, 7 giorni su 7, alle quali poi conseguono le 4 iniezioni di insulina nell’ambito dei pasti principali e prima di coricarsi.

All’inizio non è facile padroneggiare gli strumenti della misurazione glicemica perché diventano apparati che entrano a far parte della vita della persona per sempre, in ogni momento e in qualunque luogo, il paziente può avere paura di dimenticarsi lo strumento, le penne di insulina, costringendolo a restringere il proprio raggio d’azione limitandone la qualità di vita.

Un’altra routine che cambia drasticamente è quella alimentare, infatti la dieta diventa un aspetto ancor più vitale di prima e la privazione di certi alimenti facenti parte della tradizione culturale come dolci e i gelati e certi tipi di frutta, rischiano di essere un ulteriore duro cambio di direzione che la persona diabetica è costretta a subire.

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Diabete Padova

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Diabete Padova – Lantus e Apidra

Diabete Padova
Diabete Padova

Diabete Padova – Ti senti bene, non hai mai avuto problemi seri, nulla, se non qualche raffreddore, bronchite, mal di testa, magari porti gli occhiali da tanto tempo, la vista ti si è stabilizzata e sono anni che  non vai dall’oculista, ma ultimamente vedi sfuocato, sarà sicuramente per il troppo lavoro, o perché lavori tanto al computer o guardi troppa televisione.

Alla stanchezza che sembra non “mollarti mai” si aggiunge un’ irritabilità incontrollata, un senso di rabbia estrema nei confronti di tutto e tutti, del partner dei figli e dei colleghi di lavoro, il mondo sbiadisce durante il giorno e la notte inizi a dormire male, poi a svegliarti alla stessa ora ripetutamente per andare in bagno a causa di un’aumentata minzione.

Diabete Padova – la vista

Intanto la vista alterna giorni buoni a giorni in cui vedi meno e capisci  che un giro dall’oculista dovrai andarlo a fare insieme alle ferie tanto guadagnate, quanto difficili da poter prendere per la gestione familiare, il lavoro e tanti altri buoni motivi.

Il sonno non accenna a riprendere la giusta via e per di più l’altra notte dopo aver mangiato una buonissima pizza con bufala, pomodorini e tanto prosciutto crudo, hai bevuto durante la notte quasi due bottiglie d’acqua, per la sete, a causa di quel buonissimo ma salatissimo prosciutto della pizza.

Gli esami del sangue fatti un anno fa andavano bene, figurati se hai qualcosa che non va!

Diabete Padova – insonnia

Con l’insonnia, compaiono anche tachicardia insieme ad extrasistole, molto fastidiose, ogni volta che ti corichi sul letto, la notte diventa un incubo da sveglio, alla mattina i colleghi di lavoro ti chiedono se ti sei appena alzato da letto e pensi che non è così, ma non riesci a svegliarti e la vista continua ad andare e venire, la stanchezza diventa cronica, compare anche un fischio alle orecchie e una strana emicrania durante alcune ore del giorno, saranno gli acufeni, sarà lo stress che li determina.

Diabete Padova – influenza?

Una mattina, una come tante altre, vai dal medico per l’influenza, ti sente il cuore e ti dice qui c’è qualcosa che non va e tu ancora dentro dici: corri corri da mattina a sera te lo credo che non va!

Pronto soccorso d’urgenza per elettrocardiogramma con codice rosso, arrivi al pronto soccorso e quando consegni la ricetta rossa ti senti dire dalla signora in accettazione: il suo cuore batte?

Certo signora che batte sono vivo!

Dentro di te cominci a renderti conto di quanto sia stato inutile quell’accesso al pronto soccorso e passi sul lettino per l’elettrocardiogramma dicendo: “la mia dottoressa si è preoccupata ed io sono qui, ma questi battiti io li ho sempre”

l’infermiera chiede al medico: facciamo l’accesso?

Il medico risponde si lo facciamo!

Aspetti in un angolo dell’ ospedale con un ago in vena

Iperglicemia
Glicemia

che ti impedisce di muovere il braccio e inizi a non vederci più dalla rabbia per quel tempo perso e ti senti il mondo crollare addosso, vedi problemi ovunque, ma fai coraggio a quel signore anziano che è di fianco a te, al pronto soccorso anche lui perché è caduto ed ha talmente tanta adrenalina in corpo che non riesce a stare fermo fino a quando non gli scende e allora gli viene da svenire…

Andiamo bene pensi e io che ci faccio qua?

Arriva la dottoressa con il volto inclinato, con lo sguardo di una impostata a cui hanno insegnato a dire le brutte notizie così: ha la glicemia a 352!

 

“Per caso lei è diabetico?”

“Diabetico io?”

“Ma sta scherzando?”

“Noi ora la dimettiamo, ma domani pomeriggio lei deve recarsi presso il centro diabete Padova per una consulenza diabetologica.”

“Non sta capitando a me, oppure si?”

 

Diabete Padova – Lantus e Apidra

Il giorno dopo, avendo passato una notte insonne, ti rechi al centro diabetologico di Padova e cominci a capire che la questione si sta facendo seria, la glicemia non si abbassa e tra gli esami del sangue, anche se non te lo dicono, inseriscono i marcatori tumorali del pancreas, così ti ritrovi a ringraziare la dottoressa che il giorno prima ti ha inviato al pronto soccorso e cominci a capire di avere il Diabete.

Si perché fatta emoglobina glicata e visti i risultati del c-peptide, ovvero da quanto tempo hai la glicemia alta da oggi ad alcuni mesi addietro e quanto funziona ancora il tuo pancreas, ti consegnano un bellissimo apparecchio accu chek aviva (evviva) con il quale dovrai misurarti la glicemia 4 volte al giorno, cambiare aghi della penna, le strisce, cambiare dieta e dulcis in fundo…

Lantus e Apidra

Ti presentano Apidra “che sta per rapida”, ti dicono: deve montare l’ago avvitandolo caricare le unità e via una bella pugnalata nella pancia!

Dapprima te lo fanno fanno fare con un pupazzetto, dopo il pupazzetto ci sarà la tua pelle.

Ma non è finita: Lantus, che sta per lenta, che deve stare in camera da letto in luoghi separati in modo da non confondere le due penne.

Apidra, lantus, Apidra, lantus, Apidra, lantus, Apidra, lantus, Apidra, lantus, Apidra, lantus, Apidra, lantus, Apidra, lantus,Apidra, lantus, Apidra, lantus, Apidra, lantus, Apidra, lantus, Apidra, lantus e vai avanti per tanto tempo con una lieve consapevolezza che il tuo pancreas, fortunatamente non ha un tumore, ma semplicemente non funziona più e devi ancora capire se il tuo diabete è di tipo 1 oppure il tuo diabete è di tipo 2.

Esci dal centro diabete Padova che quelle due penne faranno parte della tua vita, saranno il tuo pancreas e che ti sei ammalato della malattia dell’equilibrio, in cui, la via di mezzo deve regnare sovrana evitando iperglicemia e ipoglicemia.


 

Ho voluto riportare una testimonianza molto veritiera su come si possa scoprire di essere diabetici e di come uno psicologo Padova, possa occuparsi insieme al paziente che ha una nuova diagnosi di diabete di tutti questi aspetti non legati alla medicina, ma del cosiddetto ambito psicosociale, in cui la persona che riceve la diagnosi si ritrova a cambiare nettamente la vita, con conseguente cambio di stile.

Ci possono essere momenti difficili in cui l’aiuto di uno psicologo possa fungere da catalizzatore nella convivenza con la nuova situazione che il diabete provoca, compresi sbalzi di umore e di avvilimento, comprensibili nel primo periodo, ma che non devono protrarsi per lungo tempo trasformandosi in depressione.

Se hai il diabete e cerchi uno psicologo, chiama attraverso il pulsante verde e fissa un primo appuntamento gratuito.

Pet Therapy Padova

Pet Therapy Padova

Pet Therapy Padova – Freud fu Il primo psicoanalista a lavorare insieme al suo cane

Pet Therapy Padova – La terapia psicologica assistita da cani fu sperimentata per la prima volta da Sigmud Freud

Pet Therapy Padova
Pet Therapy Padova

Pet Therapy Padova – Da The Wall Street Journal, 21 Dicembre 2010

Pet Therapy Padova – Accanto al lettino di Freud, una chow chiamata Jofi.

Pet Therapy Padova – Sigmund Freud non è stato solo il padre della psicoanalisi.

Egli fu anche un pioniere della terapia assistita da cani. Nei suoi ultimi anni, la sua chow Jofi spesso sostava nel suo studio durante le sedute.

Freud riteneva che Jofi avesse un effetto tranquillizzante, soprattutto sui bambini, e ammetteva che gli era d’aiuto nella valutazione dei pazienti, secondo quanto riporta Stanley Coren, psicologo amante dei cani, nel suo libro del 1997 Cosa sanno i cani?.

Quando i pazienti erano calmi Jofi si accucciava abbastanza vicino a loro per essere carezzata, ma si teneva dall’altra lato della stanza in presenza di pazienti ansiosi.
Freud aveva osservato che in presenza di Jofi i pazienti rispondevano con maggiore franchezza e sincerità.

E la valutazione di Jofi non era inautentica o falsata. Infatti Freud ebbe a dire: “I cani amano i loro amici e mordono i loro nemici, proprio al contrario degli esseri umani, che sono incapaci di amore puro e devono mescolare amore e odio nelle loro relazioni oggettuali.”
A quei tempi Freud divideva il suo studio a Vienna con la figlia Anna e il cane lupo di lei. Tutti e due i cani prendevano la rincorsa e si mettevano ad abbaiare forte ogniqualvolta suonava il campanello, stando allo psichiatra Roy Ginker, in analisi da Freud nel 1932 durante una borsa di studio.
Riporta il Dr. Ginker che durante la terapia, Jofi era solita stendersi accanto al lettino, e Freud spesso parlava attraverso di lei. S

e lei grattava alla porta per uscire, Freud era solito dire: “Jofi non approva quello che lei sta dicendo”.

E se lei voleva rientrare, avrebbe detto: “Jofi ha deciso di darle un’altra opportunità”.

Una volta in cui il Dr. Ginker fu colto da una forte emozione, Jofi gli montò sopra e Freud disse: “Vede, Jofi si è così eccitata perché lei è stato in grado di scoprire la sorgente della sua ansia!”
– Melinda Beck
– (traduzione Maria Grazia Vassallo)

Terapeuta con Cane
Terapeuta con Cane

Terapeuta con cane

Se un terapeuta decide di lavorare con un cane, significa che ha capito l’importanza che l’animale può avere nella relazione con il paziente.

Il terapeuta utilizza il cane come veicolo di apertura agli affetti, alla comunicazione non verbale, a quella parte di ognuno di noi che si cela dietro alle difese inconsce e ci impedisce di raggiungere l’equilibrio corpo – mente, perché strutturate dietro ad un funzionamento atto a soddisfare i bisogni frenetici della vita.

Il cane con il terapeuta va oltre alle difese e consente alla persona di sperimentare attraverso le carezze con il tocco della mano, situazioni che a sua volta la persona ha vissuto, in più riprese sia con un suo animale domestico sia in termini di proiezioni di parti di sé sull’animale.

Il terapeuta con cane è in grado di dettare i tempi di accettazione di un paziente e fare in modo che la persona si senta da subito a suo agio, oppure con i soggetti particolarmente ansiosi, il cane rimanda un senso di non tranquillità e rimanda l’accettazione ad un altro momento, facendo lavorare da subito il paziente su questa tematica, in modo naturale.

Pet Therapy Padova Principali benefici

Tratto da http://healthonline.healthitalia.it/pet-therapy-un-grande-beneficio-per-la-salute/

Terapie effettuate con l’ausilio di animali – TAA –  attività terapeutiche vere e proprie, finalizzate a migliorare le condizioni di salute di un paziente mediante specifici esercizi. Integrano, rafforzano e coadiuvano le terapie normalmente effettuate per ogni tipo di patologia.

  • Possono essere impiegate con l’intento di migliorare alcune capacità mentali (memoria, pensiero induttivo),

  • comportamentali (controllo dell’iperattività, rilassamento corporeo, acquisizioni di regole in pazienti psichiatrici),

  • psicosociali (miglioramento delle capacità relazionali, di interazione),

  • psicologici in senso stretto (trattamento della fobia animale, miglioramento dell’autostima),

  • rallentamento di alcune patologie cronico-degenerative (Alzheimer, sclerosi multipla),

  • riabilitazione post trauma-cranico,

  • ictus e prevenzione (diabete, malattie metaboliche, patologie cardiocircolatorie).

Dal punto di vista scientifico su 10 studi, 9 riportano benefici molto importanti.

Ad esempio, in uno studio condotto da me e dal dott. Carlo Buffa, (Esperienze di fisio-pet-terapia nei traumi cranici, Centro Incontri della Regione Piemonte, Torino – 7 dicembre 2012) è stata elaborata una valutazione statistica dei miglioramenti di alcune persone affette dai postumi di traumi cranici, dovuti proprio all’impiego di TAA strutturate soggettivamente. I pazienti, che non avevano ulteriori miglioramenti da circa due anni, pur in costante terapia riabilitativa, hanno evidenziato un fortissimo miglioramento determinato dalla mediazione animale. Questo lavoro è stato anche esposto a EXPO 2015 nella giornata dedicata ad A.S.SE.A il 17 luglio”.

In cosa consiste la terapia? Come si svolgono le sedute?
“La mediazione animale si esprime attraverso diverse modalità di intervento sui pazienti; la scelta della specie animale e la tipologia di contatto con l’animale stesso è valutata dallo specialista.

Pet Therapy Padova – Il Chihuahua Pedro

Pedro Chihuahua
Pedro Chihuahua

Il Chihuahua Pedro è il piccolo aiutante della terapeuta Arianna Bertazzolo, Psicologa Padova, è un giovane maschietto di 1,9 kg e vi accoglierà insieme alla  dottoressa durante i colloqui e le terapie individuali e di coppia.

Tra i successi di Pedro possiamo segnalare il contributo fondamentale nella guarigione della fobia dei cani in alcuni bambini entro i 10 anni, oltre ad avere già favorito il migliramento di alcuni pazienti ansiosi attraverso il contatto e la sua presenza e vista la sua giovane età potrà aiutare ancora molte persone, tra cui anche te.

Perché un Chihuahua?

Non spiegherò qui la storia di Pedro, solo pochi fortunati la sanno e ne verranno a conoscenza, la cosa importante è che Pedro il Chihuahua che lavora con la Terapeuta Arianna Bertazzolo, psicoterapeuta Padova, è un cane equilibrato abituato a rispettare chi lo rispetta e a volere bene a chi gli vuole bene, senza filtri e sovrastrutture.

Vieni a Conoscere Pedro e la terapeuta Arianna Bertazzolo, cliccando si uno dei pulsanti sottostanti

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comunicazione assertiva

Comunicazione assertiva

Comunicazione assertiva – Guida all’assertività

Comunicazione assertiva significato

Comunicazione assertiva: guida con esempi pratici alla scoperta di una comunicazione efficace nella quale troverete un semplice test online per verificare il livello della vostra comunicazione!

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In questo articolo affronteremo i seguenti temi:

  • assertività significato
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Assertività Significato – assertività definizione

Il comportamento assertivo è quel comportamento attraverso il quale si affermano i propri punti di vista, senza prevaricare né essere prevaricati.

Si esprime attraverso la capacità di utilizzare in ogni contesto relazionale la modalità di comunicazione più adeguata.

Potremmo anche definire l’assertività come quel punto d’equilibrio fra uno stile comunicativo passivo ed uno aggressivo.

Con essa viene adottato uno stile comunicativo che permette all’individuo di esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni e di impegnarsi a risolvere positivamente le situazioni e i problemi. Non esiste una risposta assertiva definibile in modo assoluto, essa deve essere valutata all’interno della situazione sociale ed è un processo continuo di aggiustamento della propria performance comunicativa.

Il comportamento assertivo quindi non è intermedio tra il comportamento aggressivo e passivo: obiettivo per una comunicazione assertiva è la capacità di ridurre le proprie componenti aggressive e passive.

L’assertività è un modo di comunicare che nasce dall’armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità senza necessariamente modificare la propria personalità.

In questa integrazione entra in gioco l’aspetto neurovegetativo per le emozioni, quello motorio volontario per i gesti e le azioni ed infine quello corticale-cognitivo per i pensieri e le verbalizzazioni. Tra questi tre aspetti della personalità esiste un rapporto di interdipendenza per cui migliorare l’assertività significa agire su ognuno dei tre.

Non solo è importante conoscere le tecniche per migliorare l’assertività, ma occorre sviluppare nuove abitudini di comportamento e perfezionare l’educazione dei sentimenti e delle emozioni. Familiarizzarsi con il mondo dei sentimenti richiede, infatti, “un’educazione sentimentale”.

La struttura concettuale dell’assertività è l’ordine che ciascuno pone nella propria vita, quando con maggiore consapevolezza pensa a se stesso e interagisce con le altre persone.

Questo modo di agire permette di stabilire un rapporto attivo e intelligente che si basa sulla valutazione corretta della situazione e sull’avere a disposizione i mezzi adeguati per poter scegliere la soluzione più appropriata.

Il costrutto dell’assertività

Il costrutto dell’assertività è costituito dall’idea di libertà come capacità di affrancarsi dai condizionamenti ambientali negativi e comprende la conoscenza di sé e della propria personalità, della teoria dei diritti assertivi (in ciò è inclusa l’idea della reciprocità, ovvero il medesimo diritto di comunicare desideri e convinzioni e di perseguire obiettivi individuali viene riconosciuto anche agli altri, il saper riconoscere e criticare le idee irrazionali che generano e mantengono i disagi e i disturbi emotivi). Il secondo aspetto riguarda la forma dell’assertività, ovvero la capacità di esprimersi in modo più evoluto ed efficace, tradotta quindi in abilità non verbali e verbali, e, più in generale, in competenza sociale.

Tale aspetto è stato definito da L. Philhps (1968) come “l’ampiezza con cui l’individuo riesce a comunicare con gli altri, in modo da soddisfare diritti, esigenze, motivazioni e obblighi, in misura ragionevole e senza pregiudicare gli analoghi diritti delle altre persone, in forma di libero e aperto dialogo”. In questo caso la persona assertiva sa esprimere in modo chiaro e tecnicamente efficace, emozioni, sentimenti, esigenze e convinzioni personali riducendo sempre più le sensazioni d’ansia, disagio o aggressività. A questa modalità comunicativa si contrappone uno stile comunicativo passivo e aggressivo.

Caratteristiche del tipo aggressivo

Il soggetto con questo stile è una persona che non rispetta i limiti degli altri, è concentrato sui propri desideri senza badare a coloro che gli sono intorno. Per fare questo utilizza qualsiasi mezzo a propria disposizione, anche distruttivo e violento. La tendenza è quella di dominare gli altri e l’unico obiettivo che si pone è il potere personale e sociale. Alla base di questo tipo di comportamento vi sono ancora delle componenti d’ansia accompagnate però da rabbia e ostilità. C’è anche un disprezzo degli altri e un mancato riconoscimento della dignità altrui.

Caratteristiche del tipo passivo

Il soggetto con uno stile di comunicazione passivo pensa più ad accontentare gli altri che non se stesso, è facilmente influenzabile e subisce le situazioni senza opporsi. È un soggetto che ha un’elevata ansia sociale, che non riesce ad esprimere adeguatamente i propri bisogni e le proprie esigenze. Il suo obiettivo è ottenere il consenso di tutti ed evitare qualsiasi forma di contrasto con gli altri. Nel breve termine questo tipo di atteggiamento è utile per ridurre l’ansia, ma finisce col limitare notevolmente la capacità dì azione della persona. Alla base di questo atteggiamento vi sono spesso sensi di colpa associati ad una forte componente ansiosa.

I livelli dell’assertività

La struttura concettuale dell’assertività è basata sulla funzionalità di cinque livelli ognuno dei quali ne definisce un aspetto. Il primo livello è costituito dalla capacità di riconoscere le emozioni, il cui obiettivo riguarda l’autonomia emotiva e la percezione delle emozioni senza il coinvolgimento negativo legato alla presenza di altre persone (arrossire, balbettare, vergognarsi, ecc.). Il secondo livello: la capacità di comunicare emozioni e sentimenti, anche negativi, attraverso molteplici strumenti comunicativi rappresenta il secondo livello che riguarda la libertà espressiva, ovvero il controllo delle reazioni motorie senza che queste siano alterate o inibite dall’ansia e dalla tensione. Al terzo livello troviamo la consapevolezza dei propri diritti nel senso di avere rispetto per sé e per gli altri. Esso ha un ruolo centrale nella teoria dell’assertività in quanto la distinzione tra i comportamenti aggressivi, passivi e assertivi si fonda sui diritti e sul principio di reciprocità. Il quarto livello è rappresentato dalla disponibilità ad apprezzare se stessi e gli altri. Questo implica la stima di sé, la capacità di valorizzare gli aspetti positivi dell’esperienza con una visione funzionale e costruttiva del proprio ruolo sociale. L’ultimo livello è relativo alla capacità di auto-realizzarsi e di poter decidere sui fini della propria vita. Per raggiungere tale obiettivo è necessario possedere un’immagine positiva di se stessi, fiducia e sicurezza personale. Il possedere tali caratteristiche comporta una maggiore capacità di autocontrollo, di intervento sulle situazioni e di soluzione dei problemi, un “ambiente interno” rilassante che permette di percepire le difficoltà non come occasioni negative di frustrazione, ma come ostacoli da superare abilmente. Gli obiettivi dei vari livelli vengono raggiunti intervenendo sia sull’aspetto concettuale, di contenuto, sia sull’aspetto tecnico, riguardante il modo di agire e di comunicare.

Le componenti dell’Assertività

AUTOSTIMA Autostima come il giudizio che ogni individuo dà del proprio valore. E’ anche avere fiducia nelle proprie capacità di pensare, scegliere e prendere decisioni..

Essa si può modificare durante l’intera vita influenzata da successi e fallimenti. Successi e fallimenti che viviamo attualmente, che abbiamo già vissuto, che pensiamo di vivere nel futuro.

OBIETTIVI CHIARI L’avere obiettivi chiari può aumentare la percentuale di successi ed influire, così, positivamente sull’autostima personale.

SAPER ASCOLTARE Spesso lamentiamo che gli altri non ci ascoltano, ma chiediamoci anche se noi sappiamo ascoltare gli altri.

SAPER ASSUMERE RISCHI Affermare le proprie convinzioni e comunicare le proprie aspettative.

SAPER DIRE DI NO Fondamentale è saper dire di no senza sentirsi in colpa. Non è piacevole per nessuno dire di “no” , ma diventa essenziale quando:

  • -dire di “si” non aiuta né noi, né l’altro
  • -non sono presenti elementi obiettivi per dire di “sì”
  • -dire di “no” aiuta direttamente o indirettamente l’altro.

Il nostro “no” và motivato, spiegato, espresso in modo non aggressivo suggerendo delle alternative.

SAPER AMMETTERE GLI SBAGLI Sbagliare non è piacevole, ma è ancora più spiacevole scoprire di essere così poco importanti che non se ne accorge nessuno.

CRITICARE IN MANIERA COSTRUTTIVA Affrontare il problema in maniera razionale, obiettiva, non emotiva. La critica è espressa in maniera impersonale senza ferire l’altro e nessuno è vincente.

La critica deve essere posta in maniera specifica e riguardare il comportamento e non la persona.

Conseguentemente è l’osservazione di un fatto e non un’accusa o un giudizio emotivo. Il suo scopo è correggere in maniera costruttiva.

TECNICHE ASSERTIVE PER FARE MODIFICARE UN COMPORTAMENTO

  • Esprimere empatia con l’altro (sono partecipe del….)
  • Descrivere il comportamento che ha un impatto negativo su di noi
  • Esprimere il sentimento conseguente al suddetto comportamento
  • Spiegare il sentimento (perché mi sento così)
  • Specificare il cambiamento desiderato nel comportamento
  • Analizzare le conseguenze positive se ci sarà il cambiamento
  • Analizzare le conseguenze negative se non ci sarà il cambiamento
  • Confermare la relazione (te lo dico perché ci tengo)
  • Richiedere di risolvere insieme il problema (come posso aiutarti?)

All’interno di una comunicazione verbale assertiva è utile adoperare i seguenti criteri:

  • una maggiore autoapertura dando maggiori informazioni su noi stessi
  • comunicare i propri sentimenti perché si favorisce una maggiore apertura e chiarezza nelle relazioni, in quanto le emozioni hanno un alto valore comunicativo
  • la tecnica del “disco rotto” consistente nel ribadire e ripetere in maniera sistematica il contenuto chiave che si vuole trasferire all’interlocutore.

Il tutto all’interno di una modalità comunicativa serena, senza aggredire o irritare.

Diritti assertivi

I diritti assertivi comprendono il rispetto di se stessi, delle proprie esigenze, sentimenti e convinzioni. Tali diritti sono necessari per costruire sentimenti e pensieri positivi come l’autostima e la fiducia. Riconoscerli e rispettarli significa anche riconoscerli e rispettarli negli altri.

Ma vediamo quali sono questi diritti assertivi. Innanzitutto il più importante:

DIRE NO ALLE RICHIESTE ALTRUI SENZA SENTIRSI IN COLPA

Di seguito

  • • il diritto di fare qualsiasi cosa, purchè non danneggi nessun altro.
    • il diritto di mantenere la propria dignità agendo in modo assertivo, anche se ciò urta qualcun altro, a condizione che il movente sia assertivo e non aggressivo.
    • il diritto di fare richieste ad un’altra persona, dal momento che riconosco all’altro l’identico diritto di rifiutare.
    • il diritto ridiscutere il problema con la persona interessata, e di giungere a un chiarimento.
    • il diritto ad attuare i propri diritti ed al rispetto altrui dei propri diritti.
  • il diritto di avere idee, opinioni, punti di vista personali e non necessariamente coincidenti con quelli degli altri
  • il diritto a che le proprie idee, opinioni e punti di vista siano quanto meno ascoltati e presi in considerazione (non necessariamente condivisi) dalle altre persone
  • il diritto ad avere bisogni e necessità anche diverse da quelle delle altre persone
  • il diritto a provare determinati stati d’animo ed a manifestarli in modo assertivo se si decide di farlo
  • il dirittodi commettere degli errori, in buona fede
  • il diritto di decidere di sollevare una determinata questione o, viceversa, di non sollevarla
  • il diritto di essere realmente se stessi, anche se questo significa a volte contravvenire a delle aspettative esterne
  • il diritto di chiedere aiuto.

Essere assertivi non è facile, costa sacrificio ed esercizio costante al fine di ottenere risultati soddisfacenti. Importante è, comunque, iniziare a praticarli, se non tutti insieme, anche uno alla volta. Come si è riusciti superarne uno, passare a quello successivo. Come recita un aforisma zen “un cammino è fatto di mille passi”. Incominciamo, un passo alla volta, a fare il cammino verso l’assertività.

 

Comportamenti assertivi

Un comportamento assertivo determina una serie di conseguenze:

Frena o disarma l’altra persona che attacca

Chiarisce eventuali equivoci

Gli altri si sentono rispettati e apprezzati

La persona assertiva è solitamente considerata “buona”, ma non “stupida”.


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Test Assertività

Test comunicazione efficace, cliccando nel riquadro qui sopra potrete testare lo stato della vostra comunicazione attraverso un test comunicazione efficace!

Bibliografia

Anchisi R., Gambotto Dessy M., Manuale per il training assertivo. Immagine di sé e comunicazione efficace. Cortina 1989.

Anolli L. (a cura di), Psicologia della comunicazione. Il Mulino, Bologna 2002.

Castanyer O., L’assertività- espressione  di una sana stima di sé. Cittadella Editrice, Assisi 1998.

Giannatelli R., Lever F., Rivoltella P.C., Zanacchi A. (a cura di), Dizionario enciclopedico di scienze e tecniche della comunicazione. Eri-Rai, Elledici, LAS, Roma 2001.

Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D., La Pragmatica della Comunicazione umana. Astrolabio Ubaldini, Roma 1971.

 

nomofobia Padova

Nomofobia Padova

Nomofobia Padova

nomofobia Padova

Nomofobia Padova – etimologia

Nomofobia Padova – Il Fatto Quotidiano nel corso del 2015 ha effettuato un’inchiesta nella quale è stato chiesto ad un gruppo di persone di diversa età che possedevano un telefonino se sarebbero riuscite a stare senza il loro smartphone per un lungo periodo, la riposta unanime fu questa:

Senza smartphone non riuscirei a vivere!

Definizione di nomofobia – sindrome da disconnessione

Nomofobia deriva dal prefisso anglosassone No-Mobile e dal suffisso fobia e specificatamente si riferisce alla paura di rimanere fuori dal contatto di rete mobile; un esempio potrebbe esser quando vi recate al di fuori del normale raggio d’azione della vostra compagnia telefonica e vi chiedete, chissà se la copertura internet ci sarà?  Se ci sarà sarà un 3g o un 4g oppure Lte?!

La smartphone dipendenza è una cosa seria

Dipendenza da smartphone – un breve test

Per capire quanto sia seria ed effettiva la vostra dipendenza dal cellulare vi propongo due semplici domande.

  1. Allontanandovi da casa avete mai provato una sensazione di Panico accorgendovi di non avere con voi lo smartphone?
  2. Non riuscite a non controllare lo schermo del vostro smartphone per almeno 10 minuti oltre ai quali sentite l’impulso di andare guardare lo schermo oppure, senza rendervene conto, eseguite l’azione in automatico?

Se la risposta a queste semplici domande è SI probabilmente siete entrati in un circolo vizioso che vi poterà alla Nomofobia.

Nomofobia – Il circolo vizioso

Gli smartphone hanno diverse applicazioni cosiddette “app” che sono costruite ad hoc per soddisfare dei requisiti specifici di utilità per l’utente, ma non solo, infatti più una “app” risulta essere immersiva (in pratica più tempo trascorrete in quella applicazione) più svolge egregiamente il mestiere per cui è stata costruita. Pensate che anche le pagine internet, come questa vengono valutate da Google come serie ed affidabili a seconda del principio della frequenza di rimbalzo:

Se ricercate una pagina su u un motore di ricerca e cliccate sul link della pagina trovata, più tempo vi rimanete, più quel contenuto risulta essere coerente con la vostra ricerca e quindi valutato come affidabile e apprezzato da google, perché, voi utenti  utenti ci state trascorrendo molto tempo.

Il circolo vizioso della nomofobia è al pari del meccanismo della tossicodipendenza e consiste nella costante attenzione al telefono per timore di perdersi qualcosa e questa condizione va a rinforzare la frequenza di controllo e di contatto con lo schermo, esattamente come un tossicodipendente ha bisogno di essere a contatto con la sostanza di cui è dipendente e ne assume sempre maggiore quantità secondo il meccanismo del craving da smartphone.

Nomofobia Padova – Craving da smartphone.

Il craving da smarphone definizione:

è il desiderio impulsivo per una sostanza psicoattiva, per un cibo o per qualunque altro oggetto-comportamento gratificante: questo desiderio impulsivo sostiene il comportamento “additivo” e la compulsione finalizzati a fruire dell’oggetto di desiderio.

Nomofobia Padova – La dipendenza da whatsapp

Se volete testare la vostra dipendenza da whatsapp ecco un semplice esempio: inviate un messaggio importante a qualcuno di voi caro tramite whatsapp, se la persona tarda a rispondervi e voi andate a vedere una prima volta lo schermo in attesa di una notifica di risposta, se questa non arriva, ricontrollate e andate a vedere se il messaggio è stato inviato e con una spunta, se l’ha ricevuto con una doppia spunta e se lo ha letto una doppia spunta colorata di blu.

Quali e quante sensazioni avete provato nel frattempo, ansia,  preoccupazione angoscia, frustrazione e persino irritazione per la non risposta!

“Io non sono dipendente da whatsapp”

La risposta potrebbe essere Fatene a meno e avrete una chiara risposta: se ci riuscite non siete dipendenti da whatsapp, se invece non riuscite a farne a meno siete dipendenti da whatsapp!

Nomofobia Padova cura

Come disintossicarsi dalla dipendenza da cellulare -dipendenza smartphone

Come per le dipendenze e le altre fobie l’aiuto di un bravo psicologo online potrebbe fare al vostro caso e se volete potete rivolgersi alla psicologa Padova Arianna Bertazzolo cliccando sui pulsanti sottostanti per valutare la vostra situazione e scoprire come disintossicarsi dalla dipendenza da cellulare.

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La nomofobia: uno sguardo alle ricerche

Estratto dell’articolo tratto da www.stateofmind.it tutti i diritti riservati.

Secondo David Greenfield professore di psichiatria all’Università del Connecticut, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre dipendenze in quanto causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito celebrale della ricompensa: in altre parole, incoraggia le persone a svolgere attività che credono gli daranno piacere. Così ogni volta che vediamo apparire una notifica sul cellulare sale il livello di dopamina, perché pensiamo che ci sia in serbo per noi qualche cosa di nuovo e interessante. Il problema però è che non possiamo sapere in anticipo se accadrà davvero qualche cosa di bello, così si ha l’impulso di controllare in continuazione innescando lo stesso meccanismo che si attiva in un giocatore di azzardo (Greenfield D.N. e Davis R.A., 2002).

Secondo un sondaggio condotto nel 2008 dall’ente di ricerca britannico YouGov per conto di Post Office Telecom su un campione di 2.163 persone, dal quale successivamente è stato coniato il nome della sindrome, più di sei ragazzi su dieci tra i 18 e i 29 anni vanno a letto in compagnia del telefono e oltre la metà degli utenti di telefonia mobile (quasi il 53%) tende a manifestare stati d’ansia quando rimane a corto di batteria o di credito, o senza copertura di rete oppure senza il cellulare. La ricerca evidenzia inoltre che gli uomini tendano ad essere più ansiosi delle donne e che circa il 58% degli uomini e il 48% delle donne della popolazione soffrono di questa nuova fobia.

Nel 2009 anche in India è stata condotta una ricerca dal Dipartimento di Medicina di Comunità ed è stata riscontrata questa nuova forma di sindrome, ma con incidenza minore, circa nel 18% dei soggetti e non vi sono presentate differenze rispetto al genere (Dixit S. at all, 2010).

Secondo un altro studio americano effettuato da Morningside Recovery, un centro di riabilitazione mentale di Newport Beach, ha dimostrato che milioni di Americani, circa i 2/3 della popolazione, sono affetti da nomofobia e che molti di loro raggiungono stati elevati di agitazione incontrollata se vengono a conoscenza di non possedere il proprio cellulare.

La nomofobia sarebbe caratterizzata da “ansia, disagio, nervosismo e angoscia causati da essere fuori dal contatto con un telefono cellulare o un computer” e verrebbe utilizzata come un guscio protettivo o uno scudo e come mezzo per evitare la comunicazione sociale.

Alcuni studi sulla nomofobia – I campanelli d’allarme

Nomofobia: come riconoscersi nella sindrome

I ricercatori italiani Nicola Luigi Bragazzi e Giovanni Del Puente, studiosi dell’Università di Genova descrivono alcuni campanelli d’allarme per poter riconoscere se si sta ricadendo in questa sindrome:

  • Usare regolarmente il telefono cellulare e trascorrendoci molto tempo;
  • Posseder più dispositivi insieme;
  • Portare sempre un caricabatterie con sé per evitare che il cellulare si scarichi;
  • Sentirsi ansioso e nervoso al pensiero di perdere il proprio portatile o quando il telefono cellulare non è disponibile nelle vicinanze o non viene trovato o non può essere utilizzato a causa della mancanza di campo, perché la batteria è esaurita e/o c’è mancanza di credito, o quando si cerca di evitare per quanto possibile, i luoghi e le situazioni in cui è vietato l’uso del dispositivo (come il trasporto pubblico, ristoranti, teatri e aeroporti);
  • Mantenere sempre il credito;
  • Dare a familiari e amici un numero alternativo di contatto e portando sempre con sé una carta telefonica prepagata per effettuare chiamate di emergenza se il cellulare dovesse rompersi o perdersi o, ancora, se venisse rubato;
  • Guardare lo schermo del telefono per vedere se sono stati ricevuti messaggi o chiamate. In questo caso si parla di un particolare disturbo che definito ringxiety, mettendo insieme la parola “squillo” in inglese e la parola ansia.
  • Controllo costante del livello di batteria del dispositivo per assicurarsi che non si possa scaricare per eventuali operazioni importanti;
  • Mantenere il telefono cellulare acceso sempre (24 ore al giorno);
  • Dormire con cellulare o tablet a letto;
  • Utilizzare lo smartphone in posti poco pertinenti.

I ricercatori raccomandano di evitare di considerare tutti i comportamenti sopracitati come patologici.

Dunque si può parlare di nomofobia quando una persona prova una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto di rete mobile, al punto da sperimentare effetti fisici collaterali simili all’attacco di panico come mancanza di respiro, vertigini, tremori, sudorazione, battito cardiaco accelerato, dolore toracico, nausea.

Estratto dell’articolo tratto da www.stateofmind.it

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Copione di vita

Copione di vita

Il copione di vita –  Obiettivi dell’articolo

Copione di vita
Copione di vita

Il copione di vita – Comprendere i segnali di copione, la nostra struttura psichica e come questa si struttura in relazione con il mondo.

In questo articolo potrai:

  • Comprendere che cos’è il copione di vita e come poter utilizzare tale conoscenza nella vita quotidiana: es. come prevenzione alle malattie.
  • Identificare i segnali di copione
  • Capire a che punto sei?
  • Compilare il questionario di copione.
  • Copione di vita: definizione

Berne (1979) definisce così il copione in Analisi Transazionale:

il copione è un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi e che culmina in una scelta decisiva”.

La scelta decisiva avviene a livello inconsapevole, inconscio… quindi secondo la definizione Berne la nostra vita si muove su binari inconsci, inconsapevoli in cui noi non abbiamo pienamente il controllo e per di più in modo ciclico.

Segnali di copione – un esempio: vi è mai capitato di trovarvi un  dejavu? trovandovi in una situazione che vi sembra familiare, già vissuta?

Oppure, ciclicamente vi ritrovate a vivere problemi che avete già vissuto in passato e si ripresentano nel presente e non capite perché?

Quando avete queste sensazioni siete consapevoli che qualcosa si muove senza il vostro controllo e avete percepito un indizio del vostro copione di vita che fa parte dei segnali di copione ed è fondamentale capirlo per dare risposte alle vostre domande e porre rimedio ai problemi che ritornano, in modo che non tornino più, perché avete capito come cosa fare.

In questo un primo colloquio gratuito con i risultati del vostro questionario di copione senz’altro potrà esservi utile!

Psicologia transazionale – Il rapporto con la mamma

Dal rapporto con l’esterno (mamma) il bambino inizia:

  • la creazione di rappresentazioni interne dell’esperienza.
  • Inizia a configurarsi la parte cognitivo-emotiva che ha grande importanza nelle costruzione delle strategie di sopravvivenza.
  • Costruzione di un nucleo copionale dell’esistenza.
  • Convinzioni di copione

In base alle proprie esperienze ciascuno di noi costruisce delle convinzioni in merito a:

Sé, es.: sono bravo, buono, bello- cattivo, brutto, non valgo nulla;

Agli altri, es.: Le persone sono tutte cattive/ buone;

Mondo es.: è dura vivere in questo mondo, il lavoro, la famiglia, il mutuo……

Queste convinzioni iniziano a formarsi e a consolidarsi molto precocemente nella vita delle persone e portano a delle decisioni di copione.

Psicologia transazionale-  La matrice del copione di vita


MESSAGGI DI COPIONE – livello verbale

Spinte                                         Autorizzazioni

Sii  perfetto                                Va già bene

Compiaci                                    Piaci a te                     

Sforzati                                       Fallo

Sii forte                                       Esprimiti

Sbrigati                                       Datti il tempo necessario


Ingiunzioni e permessi – a livello preverbale – corporeo

Messaggi di copione – le ingiunzioni e i permessi

Ingiunzioni                                                                       Permesso

Ingiunzione – Non……                                                     È ok che…..

Ingiunzione – Non esistere                                             È ok che…..

Ingiunzione – Non essere te stesso                               È ok che…..

Ingiunzione – Non essere bambino                              È ok che…..

Ingiunzione – Non crescere                                            È ok che…..

Ingiunzione – Non riuscire                                             È ok che…..

Ingiunzione – Non essere importante                          È ok che…..

Ingiunzione – Non far parte                                           È ok che…..

Ingiunzione – Non essere intimo                                   È ok che…..

Ingiunzione – Non essere sano                                È ok che…..

Ingiunzione – Non pensare                                             È ok che…..

Ingiunzione – Non sentire                                               È ok che…..


I segnali di copione

Un bambino può aprire le braccia verso la madre la quale però si ritrae.

Per non tendere più verso la madre che non da soddisfacimento a questo desiderio, il bambino contrae le braccia e le spalle.

Molti anni dopo da adulto continua a provare questa tensione, ma ne è inconsapevole.

Con una psicoterapia la persona può diventare consapevole di questa tensione ed iniziare ad allentarla.

Attraverso le esperienze gestaltiche la persona inizia ad esprimere le emozioni represse sin dall’infanzia, iniziando un percorso di riparazione emotiva.

Sei processi di copione  Ercole – copione di vita finché.

copione di vita finchè
copione di vita finchè

Il motto di questo copione è :” Non posso pensare a rilassarmi  finchè non ho terminato il mio progetto di lavoro“.

Ha diverse varianti aventi tutte in comune il concetto che “non può accadermi nulla di buono fino a quando non è terminato qualcosa di negativo“.

Frasi di chi vive questo schema di copione finché possono essere:

Fintantoché non ho dei buoni risparmi non potrò permettermi una vacanza“;

Prima di poter arrivare lassù, dovrò faticare parecchio“;

L’eroe greco Ercole aveva un copione Finché.

Prima di poter divenire semidio doveva cimentarsi in dodici terribili prove – imposte dal crudele re Euristeo – che nessuno fino ad allora era riuscito a superare.

Tra queste l’uccisione dell’ Idra di Lerna, il ripulire centinaia di stalle di montagne di letame e il furto delle mele d’oro dal giardino delle Esperidi.

Sei processi di copione Damocle: Copione di vita dopo.

Copione di vita dopo
Copione di vita dopo

E’ l’opposto del copione precedente. Il motto di questo copione è: “Posso divertirmi oggi ma la pagherò domani“.

Le frasi di chi vive questo copione iniziano con una “nota alta”, seguita da una cerniera – il ma -a cui segue una “nota bassa”.

Esempio possono essere: “In giovinezza puoi fare qualsiasi cosa ma dopo nella vecchiaia saranno dolori“, “Oggi è tutto in discesa ma domani non sarà tutto così semplice“.

Damocle mangiava cibi raffinati, si divertiva in compagnia di bellissimi ragazzi ma aveva sempre sulla testa una spada affilata sostenuta da un esile crine di cavallo.

Dopo che si accorse della sua presenza perse tutto il gusto nel divertirsi, nel timore che cadesse da un momento all’altro.

Come Damocle la persona con un copione “Dopo” è convinta di potersi divertire oggi ma solo a costo che la spada cada domani.

Sei processi di copione – Tantalo: copione di vita mai.

copione di vita mai
copione di vita mai

Il Copione di Tantalo: Mai.

Il motto della persona con questo copione è: “Non potrò mai avere ciò che desidero“.

Sono persone che parlano continuamente del lato negativo delle cose come un “disco inceppato” e sono convinte di non poter risolvere la loro situazione, ma allo stesso tempo non fanno nulla per tentare di risolverla.

Tantalo era stato condannato a stare immerso in un lago la cui acqua arrivava sino al suo mento.

Da una parte del lago c’erano dei rami carichi di ogni frutto, dall’altra una brocca d’acqua, ma entrambi fuori dalla sua portata.

Egli rimase sempre affamato e assetato.

Una persona col copione “Mai” è uguale a Tantalo: potrebbe raggiungere ciò che desidera  facendo un passo da una parte o dall’altra…ma non lo fa.

Sei processi di copione Aracne: Copione di vita sempre.

Copione di vita sempre
Copione di vita sempre

Il motto è: “Perchè mi capita sempre questo?” o “Perché sempre a me”?.

Sono persone che ripetono continuamente gli stessi errori o mettono in pratica le stesse scelte che le fanno soffrire.

Possono passare da un rapporto o un lavoro insoddisfacente ad un altro.

Il mito greco che lo illustra è quello di Aracne, ragazza abilissima nel tessere che osò sfidare la dea Atena. Quest’ultima, offesa, trasformò la ragazza in un ragno, costringendola a filare e tessere per tutta la sua vita.

Una variante di questo schema è quella di restare nella scelta primaria insoddisfacente e lamentarsene, piuttosto che pensare ad una migliore:Questo lavoro non mi da ciò che desidero, ma voglio continuare sperando di arrivare a qualcosa di buono“.

Sei processi di copione Sisifo: Copione di vita quasi.

Copione di vita quasi
Copione di vita quasi

Il motto di queste persone è “Ce l’ho quasi fatta!“.

Ogni volta che sono vicini a raggiungere una meta o un obiettivo qualcosa va storto.

Possono non finire di leggere per intero un libro o impegnarsi nel raggiungimento di una promozione, ma poi non riescono a fare l’ultimo passo.

Taibi Kahler ha identificato due tipologie di copione “Quasi”.

Il “Quasi tipo 1”: è quello appena descritto

“Quasi Tipo 2”:  la persona raggiunge l’obiettivo, ma invece di fermarsi e godere del risultato, parte subito nel raggiungimento di un’altra meta.

Sisifo fu condannato a spingere un masso enorme fino alla cima di una montagna ma quasi raggiunta la vetta, il masso rotolava a valle, rendendo la fatica eterna. I “Quasi tipo 2” invece che sedersi sopra il masso e tirare un meritato sospiro di sollievo, vanno subito alla ricerca di una montagna ancora più alta sulla quale spingere il masso.

Sei processi di copione Filemone: a finale aperto.

Copione di vita
Copione di vita

In quest’ultimo caso il motto è: “Una volta arrivato ad un certo punto, non so più cosa fare in seguito“.

E’ un copione al quale mancano le parti conclusive, ed è tipico di coloro che una volta raggiunto un obiettivo, percepiscono un grande vuoto dopo o una sensazione di disagio.

Possono domandarsi: “E ora che ho terminato questo compito cosa posso fare? Come riempirò il mio tempo?“.

Questo schema ricorda il mito di Filemone e Bauci, due anziani amabili ed ospitali, che accolsero nella propria casa Ermes e Zeus – che scesero sulla terra per vedere come vivessero gli uomini – sotto le vesti di viandanti.

Commossi dalla loro bontà gli dei esaudirono il loro desiderio di restare uniti per sempre, tramutando la coppia in una quercia e un tiglio che spuntavano dallo stesso tronco.

Il copione di vita e malattia – Quoziente di vulnerabilità

quoziente di vulnerabilita
Quoziente di vulnerabilità: Istruzioni

Cliccando sull’immagine potrete vedere quali sono le dimensioni del quoziente di vulnerabilità, capire quali sono le vostre problematiche.

Segante un punto in ogni line orizzontale e unite con un linea in verticale tutti i punti segnati: avrete tra le mani il profilo del vostro quoziente di vulnerabilità, con il quale potrete capire come lavorare su voi stessi.

 

Questionario di copione

questionario-di-copione
Questionario di copione

Questionario di copionetratto dal sito del professor Charles L. Thompson dell’Università del Tennessee web.utk.edu/~thompson/ta.html

1. Descrivere brevemente te stesso.

2. Descrivi brevemente tua madre.

3. Descrivi brevemente tuo padre.

4. Cosa dice tua madre quando ti fa i complimenti? (Usa il passato, se i genitori sono deceduti o non più presenti nella vita del cliente)

5. Che cosa dice quando ti critica?

6. Qual è il suo consiglio ricorrente per te?

7. Cosa dice tuo padre quando ti fa i complimenti?

8. Che cosa dice quando ti critica?

9. Qual è il suo consiglio ricorrente per te?

10. Con quali soprannomi le persone ti hanno chiamato?

11. Che cosa vuoi essere quando sarai un adulto?

12. Cosa tua madre vuole che tu sia?

13. Cosa tuo padre vuole che tu sia?

14. Cosa ti piace di più di te stesso?

15. Cosa ti piace di meno di te stesso?

16. Ti capita mai di sentire che qualcosa potrebbe essere sbagliato con te?

17. Quante volte ti sei trovato nei guai?

18. Come fai di solito per metterti nei guai?

19. Descrivere la brutta sensazione che hai avuto più spesso nella tua vita.

20. Quando la ha provate per la prima volta?

21. Qual è stata la tua storia per bambini preferita?

22. Qual é la parte di essa che preferisci?

23. Se continui a percorrere il cammino che stai facendo; come saranno differenti le cose fra cinque anni?

24. Se continui a fare ciò che stai pianificando con te stesso, come sarà la tua vita di qui a cinque anni?

25. Come pensi che potresti morire? A che età?

26. Che cosa vorresti scrivere sulla tua lapide?

27. Che è il paradiso in terra per te?

28. Che cosa avresti voluto che tua madre avesse fatto in modo diverso?

29. Che cosa vorresti che tuo padre avesse fatto in modo diverso?

30. Se per magia, potessi modificare qualcosa di te, cosa cambieresti?

31. Cosa vuoi maggiormente dalla vita?

32. Qual è il tuo problema più grande?

33. Vorresti essere sicuro, prima di completare la consulenza, che non avrai mai più il problema?

34. Cosa cambierà in te quando avrai completato la consulenza?

35. Che cosa intendi fare durante la consulenza per ottenere queste modifiche?

36. Come faremo a sapere che l’obiettivo è stato raggiunto?

37. Come il raggiungere tale obiettivo ti impedirà di avere il problema di nuovo?

Hai compilato il questionario e vuoi discuterne i risultati puoi contattare subito Psicologo Padova Arianna Bertazzolo con uno dei pulsanti sottostanti!

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Bibliografia essenziale

  • Transational Analysis Journal pagina intestata ITAA
  • Ian Steward e Vann Joines, L’analisi transazionale, ed Garzanti 2000, pg15
  • Claude M. Steiner, Copioni di Vita, ed La Vita Felice 1999, pg 12
  • Discorso pronunciato il 20 giugno 1970 tre settimane prima della sua morte e pubblicato sul Transational Analysis Journal, I, 1, gennaio 1971, pp. 6-13
  • Eric Berne, Ciao!.. e poi?”, Tascabili Bompiani, p. 272
  • Schultz, Super Snoopy, Baldini & Castoldi
  • Eric Berne, Ciao!.. e poi?”
  • Eric Berne, Ciao!.. e poi?”, p. 194 9 Eric Berne, Ciao!.. e poi?”, p. 91
  • Eric berne, A che gioco giochiamo, Tascabili Bompiani, p55 11 Goulding R. e Goulding M., Injunctions, decisions and redecisions, in TAJ 6, 1, 1976, pp41-8
  • Eric Berne, Fare l’amore, cap 5
  • Kahler, Transational, cap 60-65 14 Kahler, T e Capers, H, The miniscript, in “TAJ” 4, 1, 1974, pp 26-42 15 Ian Steward e Vann Joines, L’analisi transazionale, ed Garzanti 2000, pg 204-207
  • Eric Berne, Ciao!.. e poi?”, p. 238-240 17 Steiner C.M., A script checklist, in “Transitional Analisys Bulletin”, 6, 22, 1964, pp. 38-39 18 Carol S.Pearson, Risvegliare l’eroe dentro di noi, p11
  • Eric Berne, A che gioco giochiamo, p. 14
  • Steiner, C., La favola dei caldomorbidi, Artebambini, 2009 21 Ronald, D., Laing, Nodi, pp 24 e 26 22 Bruno Bettelheim, Il mondo incantato, pp 107-110
burnout

Burnout

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Piramide dei bisogni di Maslow

Burnout psicologia

Burn out psicologia – La piramide di Maslow indica secondo una scala di priorità quali sono i bisogni fondamentali per l’uomo; da Maslow possiamo ricavare una riflessione con alcune domande, che troverete di seguito, per capire da che punto partite nella conoscenza di voi stessi e dello stato di Burn Out in cui vi trovate; alla fine dell’articolo troverete un semplice test sulla sindrome da burnout che vi consentirà di capire a che punto dovrete iniziare a curarvi per non far si che la situazione peggiori sempre di più.

Potete prendere un foglio bianco e rispondere a queste domande, tenendole con voi durante la lettura dell’articolo.

  • Che lavoro avreste voluto fare da piccoli?
  • Avete cambiato scelta nel corso del tempo?
  • Per quale motivo?
  • Interno (scelta intima)
  • Esterno (eventi)
Burnout
Burnout

Burnout significato – Definizione Burnout

Burn out definizione:

  • Burn out significato – Il termine burnout fu usato per la prima volta in un contesto medico dallo psichiatra Herbert Freudenberger, all’inizio degli anni ’70.
  • Burn out significato – Con questo termine Freudenberger descrisse il progressivo esaurimento di alcuni assistenti volontari di un centro per tossicodipendenti a New York, l’atteggiamento distaccato e cinico degli assistenti sociali verso i loro utenti e l’atteggiamento negativo verso le proprie prestazioni di lavoro (Freudenberger 1974)
  • Negli anni ’70 anche Christina Masslach, esperta in psicologia sociale nella città universitaria di Berkeley, California, si dedicò alla ricerca sulle persone con situazioni di lavoro stressanti e sul loro modo di gestire il carico emotivo. Concordante con le osservazioni di Freudenberger, Masslach formulò tre aspetti fondamentali dello stato di burn out (Masslach 1982):
  • Esaurimento emotivo
  • Depersonalizzazione
  • Ridotta efficienza personale

Burnout syndrome – le 7 fasi del burnout

Burn Out
Burn Out

Fasi burnout

Le sette fasi del burn out

Prima fase di burnout – i segnali d’allarme

  • La prima fase, quella dei primi segni d’allarme, si distingue per un maggiore impegno relativo a determinati obiettivi di lavoro, che eventualmente si può manifestare con l’aumento degli straordinari sul posto di lavoro.
  • È possibile che la persona colpita e i suoi familiari notino i primi sintomi di esaurimento con stanchezza diffusa e con la perdita di motivazione per altre attività.
  • Spesso si riscontrano delle reazioni somatiche inadeguate, sotto forma di sintomi fisici non specifici a carico dell’apparato digerente, una maggiore sudorazione, bocca secca, un lieve mal di testa, vertigini, disturbi del sonno, ecc.

Seconda fase di burnout – l’impegno ridotto

  • Nella fase d’impegno ridotto, nella persona colpita si nota un ritiro dall’ ambiente sociale: cerca di esporsi il meno possibile all’ influenza altrui, diviene taciturna, mostra i primi atteggiamenti negativi verso il suo lavoro con qualche frase secondaria e spesso appare «più egoista» e più concentrata sui propri vantaggi. La persona affetta sembra portare dei paraocchi: con una percezione molto limitata, in un certo senso distaccata e strana.

Terza fase di burnout – Reazioni emotive

  • Terza fase la fase cioè delle reazioni emotive, contraddistinta da un senso di inferiorità e di pes- simismo. Non di rado, la colpa di queste sensazioni viene attribuita agli altri e questo può comportare ulteriori difficoltà interpersonali.
  • Con reazioni di disapprovazione e irritazione, naturalmente, chi circonda la persona colpita spesso fomenta maggiormente il burnout in corso. In tal modo, l’ambiente conferma la percezione negativa che la persona affetta ha di se stessa, consolidando la sua percezione interiore e accelerando la spirale negativa del processo.

Quarta fase – di burnout

  • Molto particolare e di rilievo clinico è la quarta fase, durante la quale avviene una riduzione dell’efficienza cognitiva che comporta
  • perdita di motivazione,
  • disturbi della memoria e di concentrazione,
  • un crollo della creatività, una riduzione della flessibilità e della capacità di discernimento della persona affetta.
  • La persona stessa, ma anche l’ambiente circostante, percepisce una certa sbadataggine e mancanza di concentrazione per cui si verificano anche degli errori nell’attività professionale.
  • La spirale negativa viene alimentata e accelerata.

Quinta fase – di burnout

  • Burisch definisce questa fase con l’appiattimento della vita emotiva e sociale e della percezione della persona affetta.
  • Il soggetto appare indifferente, cerca di evitare ogni contatto con gli altri e non è più in grado di immedesimarsi, razionalmente o emotivamente, negli altri.
  • Il risultato è l’apatia emotiva. Un importante segno d’allarme in questa fase è la rinuncia agli hobby e alle attività del tempo libero abituali, cosa che, normalmente, contribuisce a un’ulteriore escalation del processo di burnout.
  • Arrivati a questa fase, se non già prima, la persona affetta necessita dell’aiuto medico-terapeutico.

 Sesta fase di burnout: reazioni psicosomatiche

  • Stando a Burisch, la sesta fase è la fase delle reazioni psicosomatiche. Sebbene sin dalla prima fase si possano osservare delle reazioni psicosomatiche sotto forma di leggeri sintomi vegetativi, è solo nella sesta fase che le reazioni psicosomatiche diventano sintomi dolorosi che dominano la percezione della persona affetta:
  • tensioni muscolari, con dolori quali mal di testa, mal di schiena, dolori articolari e disturbi del sonno di ogni tipo (problemi di insonnia, interruzioni del sonno, risvegli precoci la mattina)

Sesta fase di burnout: reazioni psicosomatiche

  • Nel tempo libero, le persone colpite non trovano più riposo e non si ristabiliscono nemmeno facendo una lunga vacanza.
  • Spesso queste persone cambiano anche le abitudini alimentari, per cui una parte di esse prende l’abitudine di mangiare pochissimo e un’altra parte esagera nel mangiare.
  • Molto spesso, nel tentativo di riprendere il controllo e di garantire una certa funzionalità malgrado le sofferenze, le persone affette aumentano anche il loro consumo di alcol e altre droghe.

Settima fase – burnout

  • In tal modo, più o meno fluido, si entra nella settima fase: la fase di depressione e disperazione, con un senso di insensatezza, un atteggiamento profondamente negativo con forti paure riguardo al futuro, e una disperazione esistenziale che può comportare idee suicidarie e, nei casi più gravi, anche porre in atto il suicidio.
  • Data la sintomatologia descritta, dal punto di vista psichiatrico si deve diagnosticare e curare, giunti a questa fase, se non già prima, una depressione medio-forte o forte (ICD-10:F32.1–3/33.1–3) ai sensi della classifica internazionale per disturbi psichici.

Burnout test – Escalation del burn out

Burnout syndrom
Burnout syndrom

Chiunque abbia uno status di burn out che supera il quarto stadio ha bisogno di cure, per evitare l’escalation progressiva verso una situazione sempre peggiore di malessere.

Contatta subito Arianna Bertazzolo, psicologo psicoterapeuta Padova contro il burnout

Sciogli lo stress con questo video.

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Bibliografia  e autori:

Maslow

Herbert Freudenberger

Christina Masslach

Burisch

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Segnalo per tutti coloro che volessero approfondire che cosa è il Tantra

Corso Meditazione e Tantra a Padova.

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Tratto da centro di psicologia dott.  Adriano Legacci

Tantra Paodva – Le preziose conquiste della psicologia occidentale costituiscono il centro inamovibile del mio quotidiano lavoro clinico, come psicoterapeuta e come sessuologo. Chi mi conosce sa anche che nel corso degli anni è cresciuto il mio interesse, divenuto anche prassi clinica integrata, per discipline e tecniche che provengono dalla millenaria cultura Indiana o d’Oriente. Meditazione, Mindfulness e Tantra, al pari della psicoanalisi e della psicologia cognitivo comportamentale, sono in grado di aprire sentieri dell’anima e di offrire preziosi strumenti operativi per la crescita e l’evoluzione personale.

In questi 3 giorni insieme alterneremo esercizi di gruppo in sala con sessioni di meditazione tantrica guidata, training autogeno e rilassamento in acqua termale.

 


CORSO MEDITAZIONE E TANTRA A PADOVA | CHE COS’E’ IL TANTRA?

Il Tantra non è una filosofia, non è un’ideologia, non è una religione.
Il Tantra è:

  • un itinerario spirituale
  • un’antica pratica, fondata sulla conoscenza del proprio corpo e sulla relazione, che utilizza l’energia (fondamentalmente l’energia sessuale) presente in ogni essere umano per:
  1. migliorare la propria intelligenza sessuale
  2. perseguire il benessere fisico, emotivo e mentale
  3. favorire la realizzazione personale
  4. migliorare le relazioni sentimentali
  5. creare le condizioni per la propria evoluzione e maturazione

CORSO MEDITAZIONE E TANTRA PADOVA | QUAL E’ L’IMPORTANZA DELL’ENERGIA SESSUALE (LIBIDO) NELLA PSICOLOGIA OCCIDENTALE?

In psicoanalisi il termine libido (traducibile in sessuologia come desiderio sessuale) identifica un concetto cardine del pensiero di Sigmund Freud.

Per Freud la libido rappresenta una delle principali pulsioni umane, ed è di natura puramente sessuale.

“Chiamiamo libido – o desiderio sessuale – la forza psichica che rappresenta l’istinto sessuale, e la consideriamo analoga alla forza della fame o alla volontà di potenza e ad altre simili tendenze dell’Io”.
(Ernest Jones “Vita e opere di Freud, 2 gli anni della maturità 1901-1919” Il Saggiatore)


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In questa sezione voglio riportare le notizie dei principali mezzi di informazione che ho selezionato per voi nell’ambito della salute e le ho riportare nel mio Blog Psicologia News

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Assistenza, verso
il riconoscimento
giuridico dei
caregiver familiari

Fonte Sole 24 ore

In discussione al Senato un ddl volto a garantirne i diritti

Presto il “caregiver familiare” potrebbe ottenere un riconoscimento 

trovate qui l’articolo http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18659-assistenza-verso-il-riconoscimento-giuridico-dei-caregiver-familiari

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E’ possibile aumentare la propria intelligenza? Nonostante molti pensino che l’intelligenza sia qualcosa che si ha sin dalla nascita, la verità è che certi hobby possono davvero aiutare a svilupparla. Ma di quali hobby stiamo parlando per l’esattezza? fonte scienza e salute blogosfere.it

trovate qui l’articolo http://scienzaesalute.blogosfere.it/post/560381/i-7-hobby-che-vi-renderanno-piu-intelligenti

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Stanchezza, 7 possibili cause da non sottovalutare

Stanchezza: quali sono le possibili cause? Generalmente, quando attraversiamo un periodo stressante, è normale avvertire un po’ di stanchezza in più. La stanchezza generale può essere causata anche da diete drastiche, disidratazione, eccessivo esercizio fisico, dall’assunzione di alcuni farmaci a disturbi come depressione, infezioni e così via.trovate qui l’articolo http://scienzaesalute.blogosfere.it/post/560398/stanchezza-7-possibili-cause-da-non-sottovalutare

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Cuore: lutto
aumenta rischio di
fibrillazione atriale

Le probabilità di sperimentare aritmie sono maggiori per le persone di età inferiore ai 60 anni

Il decesso del partner aumenta il pericolo di soffrire di fibrillazione atriale. Questo disturbo, che si manifesta come un’alterazione del ritmo cardiaco (o aritmia), rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di insufficienza cardiaca e ictus.

Trovi l’articoli qui http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18648-cuore-lutto-aumenta-rischio-di-fibrillazione-atriale

Fonte Sole 24 ore

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visita gli altri articoli del blog di psicologia e scopri ad esempio i disturbi alimentari meno conosciuti o la differenza tra bulimia e anoressia oppure i benedici del training autogeno con la dott.ssa Ariann Bertazzolo Psicolola Padova

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