Categoria: padova psicologia

linguaggio del corpo

Linguaggio del Corpo

Il linguaggio del Corpo – “Il corpo è tempio dell’anima”

Linguaggio del corpo – cosa intendiamo con “abitare il proprio corpo”?

“Abitare”, dal latino “habitare” (frequentativo di “habere”, avere): aver consuetudine in un luogo, abitarvi.

Linguaggio del Corpo – definizione

“Abito” corrisp. al latino “habitus” (participio perfetto di “habere”, avere):  modo di essere; disposizione dell’animo; (…), figura, apparenza; vestimento, ossia tutto ciò che siamo destinati ad avere con noi, a portarci dietro continuamente.

É il corpo il nostro abito per eccellenza, la casa che abitiamo costantemente.

Il corpo tuttavia non è semplicemente un vestito che ci portiamo appresso sempre, un mero involucro.

Linguaggio del Corpo – Corpo – Mente – Psiche

Nonostante infatti la distinzione corpo-mente-psiche sia stata spesso oggetto di dibattito, al giorno d’oggi anche grazie agli studi di fisiologia e psicosomatica  siamo a conoscenza della stretta relazione che c’è tra l’Io e il corpo, come tra benessere fisico e benessere psichico e prestiamo sempre più attenzione ai messaggi che il nostro organismo ci invia.

 

Il corpo in primis ci situa nello spazio e permette di prendere consapevolezza della nostra esistenza e di conoscere noi stessi.

Linguaggio del Corpo – Personalizzazione

Attraverso il corpo si verifica infatti un processo che si può definire “personalizzazione”: riconosciamo noi stessi nel nostro corpo e grazie ad esso partecipiamo alla costruzione della nostra identità.

È parte ineliminabile della nostra esistenza.

Linguaggio del Corpo – Ascoltare il Corpo

  • Il corpo non è quindi un’entità puramente fisica, non svolge semplicemente funzioni organiche.
  • Il corpo siamo noi.
  • Ci invia continuamente messaggi e li invia anche agli altri.
  • Il corpo permette infatti il contatto col mondo esterno.
  • È il primo elemento che percepiamo di una persona e rappresenta quindi il primo mezzo comunicativo per eccellenza.
  • Ci espone, ci rende visibili agli altri attraverso le sue espressioni e media la maggior parte di ciò che vogliamo comunicare.

È il corpo che ci aiuta a comprendere, riconoscere e dare significato e valore al mondo che colpisce i sensi: attraverso il corpo infatti si producono una serie di sensazioni, sia piacevoli che spiacevoli, il cui effetto è attribuito spesso unicamente a stimoli esterni, dimenticando che è proprio esso il protagonista che permette tale codifica.

Ad esempio, quando la codifica di un certo tipo di suono, come la musica del pianoforte, ci regala delle sensazioni fisiche molto gradevoli, allora istintivamente tutto il nostro corpo ci spinge a ricercare nuovamente quel  tipo di suono. Tali sensazioni ci permettono di attribuire un valore e un significato personali ad una musica che altrimenti, per noi, se non ne fossimo attratti, rimarrebbe solo un suono come tanti altri.

Ascoltare il proprio corpo e prendere consapevolezza di quanto avvertiamo al suo interno permette di comprendere meglio cosa desidera comunicare, i suoi ritmi, le sue potenzialità e limiti e permette altresì di rispondervi di conseguenza.

Linguaggio del corpo interpretazione

Può essere rispettato ed amato, come anche disprezzato o negato, ma è un dato di fatto che non possiamo separarcene, che sia partecipe di tutte le nostre esperienze e che permetta l’espressione di quello che siamo. Magari ci sono delle stanze della nostra casa, il corpo, che conosciamo meno di altre, ma avremo sempre l’opportunità di aprire la porta e accendere la luce per vedere quali meraviglie vi si nascondono.

Il corpo è lo specchio di noi, come lo abitiamo esprime anche il modo in cui abitiamo il mondo.

Linguaggio del Corpo e malattie psicosomatiche

 

linguaggio del corpo
linguaggio del corpo

Linguaggio del corpo Bibliografia

Bateson, G., & Longo, G. (1988). Verso un’ecologia della mente (Vol. 17). Adelphi.

Craparo, G. (2013). Addiction, dissociazione e inconscio non rimosso. Un contributo teorico secondo la prospettiva evolutivorelazionale. Ricerca psicoanalitica.

Fabbroni, B. (2010). Il corpo racconta di colui che lo abita. GAIA srl-Edizioni Univ. Romane.

Galimberti, U. (1987). Il corpo (Vol. 5). Feltrinelli editore.

Pesare, M. (2008). Le radici psico-dinamiche dell’abitare. Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia, 10.

www.etimo.it (Pianigiani, O. (1907). Vocabolario etimologico della lingua italiana)

Copione di vita

Copione di vita

Il copione di vita –  Obiettivi dell’articolo

Copione di vita
Copione di vita

Il copione di vita – Comprendere i segnali di copione, la nostra struttura psichica e come questa si struttura in relazione con il mondo.

In questo articolo potrai:

  • Comprendere che cos’è il copione di vita e come poter utilizzare tale conoscenza nella vita quotidiana: es. come prevenzione alle malattie.
  • Identificare i segnali di copione
  • Capire a che punto sei?
  • Compilare il questionario di copione.
  • Copione di vita: definizione

Berne (1979) definisce così il copione in Analisi Transazionale:

il copione è un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli avvenimenti successivi e che culmina in una scelta decisiva”.

La scelta decisiva avviene a livello inconsapevole, inconscio… quindi secondo la definizione Berne la nostra vita si muove su binari inconsci, inconsapevoli in cui noi non abbiamo pienamente il controllo e per di più in modo ciclico.

Segnali di copione – un esempio: vi è mai capitato di trovarvi un  dejavu? trovandovi in una situazione che vi sembra familiare, già vissuta?

Oppure, ciclicamente vi ritrovate a vivere problemi che avete già vissuto in passato e si ripresentano nel presente e non capite perché?

Quando avete queste sensazioni siete consapevoli che qualcosa si muove senza il vostro controllo e avete percepito un indizio del vostro copione di vita che fa parte dei segnali di copione ed è fondamentale capirlo per dare risposte alle vostre domande e porre rimedio ai problemi che ritornano, in modo che non tornino più, perché avete capito come cosa fare.

In questo un primo colloquio gratuito con i risultati del vostro questionario di copione senz’altro potrà esservi utile!

Psicologia transazionale – Il rapporto con la mamma

Dal rapporto con l’esterno (mamma) il bambino inizia:

  • la creazione di rappresentazioni interne dell’esperienza.
  • Inizia a configurarsi la parte cognitivo-emotiva che ha grande importanza nelle costruzione delle strategie di sopravvivenza.
  • Costruzione di un nucleo copionale dell’esistenza.
  • Convinzioni di copione

In base alle proprie esperienze ciascuno di noi costruisce delle convinzioni in merito a:

Sé, es.: sono bravo, buono, bello- cattivo, brutto, non valgo nulla;

Agli altri, es.: Le persone sono tutte cattive/ buone;

Mondo es.: è dura vivere in questo mondo, il lavoro, la famiglia, il mutuo……

Queste convinzioni iniziano a formarsi e a consolidarsi molto precocemente nella vita delle persone e portano a delle decisioni di copione.

Psicologia transazionale-  La matrice del copione di vita


MESSAGGI DI COPIONE – livello verbale

Spinte                                         Autorizzazioni

Sii  perfetto                                Va già bene

Compiaci                                    Piaci a te                     

Sforzati                                       Fallo

Sii forte                                       Esprimiti

Sbrigati                                       Datti il tempo necessario


Ingiunzioni e permessi – a livello preverbale – corporeo

Messaggi di copione – le ingiunzioni e i permessi

Ingiunzioni                                                                       Permesso

Ingiunzione – Non……                                                     È ok che…..

Ingiunzione – Non esistere                                             È ok che…..

Ingiunzione – Non essere te stesso                               È ok che…..

Ingiunzione – Non essere bambino                              È ok che…..

Ingiunzione – Non crescere                                            È ok che…..

Ingiunzione – Non riuscire                                             È ok che…..

Ingiunzione – Non essere importante                          È ok che…..

Ingiunzione – Non far parte                                           È ok che…..

Ingiunzione – Non essere intimo                                   È ok che…..

Ingiunzione – Non essere sano                                È ok che…..

Ingiunzione – Non pensare                                             È ok che…..

Ingiunzione – Non sentire                                               È ok che…..


I segnali di copione

Un bambino può aprire le braccia verso la madre la quale però si ritrae.

Per non tendere più verso la madre che non da soddisfacimento a questo desiderio, il bambino contrae le braccia e le spalle.

Molti anni dopo da adulto continua a provare questa tensione, ma ne è inconsapevole.

Con una psicoterapia la persona può diventare consapevole di questa tensione ed iniziare ad allentarla.

Attraverso le esperienze gestaltiche la persona inizia ad esprimere le emozioni represse sin dall’infanzia, iniziando un percorso di riparazione emotiva.

Sei processi di copione  Ercole – copione di vita finché.

copione di vita finchè
copione di vita finchè

Il motto di questo copione è :” Non posso pensare a rilassarmi  finchè non ho terminato il mio progetto di lavoro“.

Ha diverse varianti aventi tutte in comune il concetto che “non può accadermi nulla di buono fino a quando non è terminato qualcosa di negativo“.

Frasi di chi vive questo schema di copione finché possono essere:

Fintantoché non ho dei buoni risparmi non potrò permettermi una vacanza“;

Prima di poter arrivare lassù, dovrò faticare parecchio“;

L’eroe greco Ercole aveva un copione Finché.

Prima di poter divenire semidio doveva cimentarsi in dodici terribili prove – imposte dal crudele re Euristeo – che nessuno fino ad allora era riuscito a superare.

Tra queste l’uccisione dell’ Idra di Lerna, il ripulire centinaia di stalle di montagne di letame e il furto delle mele d’oro dal giardino delle Esperidi.

Sei processi di copione Damocle: Copione di vita dopo.

Copione di vita dopo
Copione di vita dopo

E’ l’opposto del copione precedente. Il motto di questo copione è: “Posso divertirmi oggi ma la pagherò domani“.

Le frasi di chi vive questo copione iniziano con una “nota alta”, seguita da una cerniera – il ma -a cui segue una “nota bassa”.

Esempio possono essere: “In giovinezza puoi fare qualsiasi cosa ma dopo nella vecchiaia saranno dolori“, “Oggi è tutto in discesa ma domani non sarà tutto così semplice“.

Damocle mangiava cibi raffinati, si divertiva in compagnia di bellissimi ragazzi ma aveva sempre sulla testa una spada affilata sostenuta da un esile crine di cavallo.

Dopo che si accorse della sua presenza perse tutto il gusto nel divertirsi, nel timore che cadesse da un momento all’altro.

Come Damocle la persona con un copione “Dopo” è convinta di potersi divertire oggi ma solo a costo che la spada cada domani.

Sei processi di copione – Tantalo: copione di vita mai.

copione di vita mai
copione di vita mai

Il Copione di Tantalo: Mai.

Il motto della persona con questo copione è: “Non potrò mai avere ciò che desidero“.

Sono persone che parlano continuamente del lato negativo delle cose come un “disco inceppato” e sono convinte di non poter risolvere la loro situazione, ma allo stesso tempo non fanno nulla per tentare di risolverla.

Tantalo era stato condannato a stare immerso in un lago la cui acqua arrivava sino al suo mento.

Da una parte del lago c’erano dei rami carichi di ogni frutto, dall’altra una brocca d’acqua, ma entrambi fuori dalla sua portata.

Egli rimase sempre affamato e assetato.

Una persona col copione “Mai” è uguale a Tantalo: potrebbe raggiungere ciò che desidera  facendo un passo da una parte o dall’altra…ma non lo fa.

Sei processi di copione Aracne: Copione di vita sempre.

Copione di vita sempre
Copione di vita sempre

Il motto è: “Perchè mi capita sempre questo?” o “Perché sempre a me”?.

Sono persone che ripetono continuamente gli stessi errori o mettono in pratica le stesse scelte che le fanno soffrire.

Possono passare da un rapporto o un lavoro insoddisfacente ad un altro.

Il mito greco che lo illustra è quello di Aracne, ragazza abilissima nel tessere che osò sfidare la dea Atena. Quest’ultima, offesa, trasformò la ragazza in un ragno, costringendola a filare e tessere per tutta la sua vita.

Una variante di questo schema è quella di restare nella scelta primaria insoddisfacente e lamentarsene, piuttosto che pensare ad una migliore:Questo lavoro non mi da ciò che desidero, ma voglio continuare sperando di arrivare a qualcosa di buono“.

Sei processi di copione Sisifo: Copione di vita quasi.

Copione di vita quasi
Copione di vita quasi

Il motto di queste persone è “Ce l’ho quasi fatta!“.

Ogni volta che sono vicini a raggiungere una meta o un obiettivo qualcosa va storto.

Possono non finire di leggere per intero un libro o impegnarsi nel raggiungimento di una promozione, ma poi non riescono a fare l’ultimo passo.

Taibi Kahler ha identificato due tipologie di copione “Quasi”.

Il “Quasi tipo 1”: è quello appena descritto

“Quasi Tipo 2”:  la persona raggiunge l’obiettivo, ma invece di fermarsi e godere del risultato, parte subito nel raggiungimento di un’altra meta.

Sisifo fu condannato a spingere un masso enorme fino alla cima di una montagna ma quasi raggiunta la vetta, il masso rotolava a valle, rendendo la fatica eterna. I “Quasi tipo 2” invece che sedersi sopra il masso e tirare un meritato sospiro di sollievo, vanno subito alla ricerca di una montagna ancora più alta sulla quale spingere il masso.

Sei processi di copione Filemone: a finale aperto.

Copione di vita
Copione di vita

In quest’ultimo caso il motto è: “Una volta arrivato ad un certo punto, non so più cosa fare in seguito“.

E’ un copione al quale mancano le parti conclusive, ed è tipico di coloro che una volta raggiunto un obiettivo, percepiscono un grande vuoto dopo o una sensazione di disagio.

Possono domandarsi: “E ora che ho terminato questo compito cosa posso fare? Come riempirò il mio tempo?“.

Questo schema ricorda il mito di Filemone e Bauci, due anziani amabili ed ospitali, che accolsero nella propria casa Ermes e Zeus – che scesero sulla terra per vedere come vivessero gli uomini – sotto le vesti di viandanti.

Commossi dalla loro bontà gli dei esaudirono il loro desiderio di restare uniti per sempre, tramutando la coppia in una quercia e un tiglio che spuntavano dallo stesso tronco.

Il copione di vita e malattia – Quoziente di vulnerabilità

quoziente di vulnerabilita
Quoziente di vulnerabilità: Istruzioni

Cliccando sull’immagine potrete vedere quali sono le dimensioni del quoziente di vulnerabilità, capire quali sono le vostre problematiche.

Segante un punto in ogni line orizzontale e unite con un linea in verticale tutti i punti segnati: avrete tra le mani il profilo del vostro quoziente di vulnerabilità, con il quale potrete capire come lavorare su voi stessi.

 

Questionario di copione

questionario-di-copione
Questionario di copione

Questionario di copionetratto dal sito del professor Charles L. Thompson dell’Università del Tennessee web.utk.edu/~thompson/ta.html

1. Descrivere brevemente te stesso.

2. Descrivi brevemente tua madre.

3. Descrivi brevemente tuo padre.

4. Cosa dice tua madre quando ti fa i complimenti? (Usa il passato, se i genitori sono deceduti o non più presenti nella vita del cliente)

5. Che cosa dice quando ti critica?

6. Qual è il suo consiglio ricorrente per te?

7. Cosa dice tuo padre quando ti fa i complimenti?

8. Che cosa dice quando ti critica?

9. Qual è il suo consiglio ricorrente per te?

10. Con quali soprannomi le persone ti hanno chiamato?

11. Che cosa vuoi essere quando sarai un adulto?

12. Cosa tua madre vuole che tu sia?

13. Cosa tuo padre vuole che tu sia?

14. Cosa ti piace di più di te stesso?

15. Cosa ti piace di meno di te stesso?

16. Ti capita mai di sentire che qualcosa potrebbe essere sbagliato con te?

17. Quante volte ti sei trovato nei guai?

18. Come fai di solito per metterti nei guai?

19. Descrivere la brutta sensazione che hai avuto più spesso nella tua vita.

20. Quando la ha provate per la prima volta?

21. Qual è stata la tua storia per bambini preferita?

22. Qual é la parte di essa che preferisci?

23. Se continui a percorrere il cammino che stai facendo; come saranno differenti le cose fra cinque anni?

24. Se continui a fare ciò che stai pianificando con te stesso, come sarà la tua vita di qui a cinque anni?

25. Come pensi che potresti morire? A che età?

26. Che cosa vorresti scrivere sulla tua lapide?

27. Che è il paradiso in terra per te?

28. Che cosa avresti voluto che tua madre avesse fatto in modo diverso?

29. Che cosa vorresti che tuo padre avesse fatto in modo diverso?

30. Se per magia, potessi modificare qualcosa di te, cosa cambieresti?

31. Cosa vuoi maggiormente dalla vita?

32. Qual è il tuo problema più grande?

33. Vorresti essere sicuro, prima di completare la consulenza, che non avrai mai più il problema?

34. Cosa cambierà in te quando avrai completato la consulenza?

35. Che cosa intendi fare durante la consulenza per ottenere queste modifiche?

36. Come faremo a sapere che l’obiettivo è stato raggiunto?

37. Come il raggiungere tale obiettivo ti impedirà di avere il problema di nuovo?

Hai compilato il questionario e vuoi discuterne i risultati puoi contattare subito Psicologo Padova Arianna Bertazzolo con uno dei pulsanti sottostanti!

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Bibliografia essenziale

  • Transational Analysis Journal pagina intestata ITAA
  • Ian Steward e Vann Joines, L’analisi transazionale, ed Garzanti 2000, pg15
  • Claude M. Steiner, Copioni di Vita, ed La Vita Felice 1999, pg 12
  • Discorso pronunciato il 20 giugno 1970 tre settimane prima della sua morte e pubblicato sul Transational Analysis Journal, I, 1, gennaio 1971, pp. 6-13
  • Eric Berne, Ciao!.. e poi?”, Tascabili Bompiani, p. 272
  • Schultz, Super Snoopy, Baldini & Castoldi
  • Eric Berne, Ciao!.. e poi?”
  • Eric Berne, Ciao!.. e poi?”, p. 194 9 Eric Berne, Ciao!.. e poi?”, p. 91
  • Eric berne, A che gioco giochiamo, Tascabili Bompiani, p55 11 Goulding R. e Goulding M., Injunctions, decisions and redecisions, in TAJ 6, 1, 1976, pp41-8
  • Eric Berne, Fare l’amore, cap 5
  • Kahler, Transational, cap 60-65 14 Kahler, T e Capers, H, The miniscript, in “TAJ” 4, 1, 1974, pp 26-42 15 Ian Steward e Vann Joines, L’analisi transazionale, ed Garzanti 2000, pg 204-207
  • Eric Berne, Ciao!.. e poi?”, p. 238-240 17 Steiner C.M., A script checklist, in “Transitional Analisys Bulletin”, 6, 22, 1964, pp. 38-39 18 Carol S.Pearson, Risvegliare l’eroe dentro di noi, p11
  • Eric Berne, A che gioco giochiamo, p. 14
  • Steiner, C., La favola dei caldomorbidi, Artebambini, 2009 21 Ronald, D., Laing, Nodi, pp 24 e 26 22 Bruno Bettelheim, Il mondo incantato, pp 107-110
burnout

Burnout

burnout
Piramide dei bisogni di Maslow

Burnout psicologia

Burn out psicologia – La piramide di Maslow indica secondo una scala di priorità quali sono i bisogni fondamentali per l’uomo; da Maslow possiamo ricavare una riflessione con alcune domande, che troverete di seguito, per capire da che punto partite nella conoscenza di voi stessi e dello stato di Burn Out in cui vi trovate; alla fine dell’articolo troverete un semplice test sulla sindrome da burnout che vi consentirà di capire a che punto dovrete iniziare a curarvi per non far si che la situazione peggiori sempre di più.

Potete prendere un foglio bianco e rispondere a queste domande, tenendole con voi durante la lettura dell’articolo.

  • Che lavoro avreste voluto fare da piccoli?
  • Avete cambiato scelta nel corso del tempo?
  • Per quale motivo?
  • Interno (scelta intima)
  • Esterno (eventi)
Burnout
Burnout

Burnout significato – Definizione Burnout

Burn out definizione:

  • Burn out significato – Il termine burnout fu usato per la prima volta in un contesto medico dallo psichiatra Herbert Freudenberger, all’inizio degli anni ’70.
  • Burn out significato – Con questo termine Freudenberger descrisse il progressivo esaurimento di alcuni assistenti volontari di un centro per tossicodipendenti a New York, l’atteggiamento distaccato e cinico degli assistenti sociali verso i loro utenti e l’atteggiamento negativo verso le proprie prestazioni di lavoro (Freudenberger 1974)
  • Negli anni ’70 anche Christina Masslach, esperta in psicologia sociale nella città universitaria di Berkeley, California, si dedicò alla ricerca sulle persone con situazioni di lavoro stressanti e sul loro modo di gestire il carico emotivo. Concordante con le osservazioni di Freudenberger, Masslach formulò tre aspetti fondamentali dello stato di burn out (Masslach 1982):
  • Esaurimento emotivo
  • Depersonalizzazione
  • Ridotta efficienza personale

Burnout syndrome – le 7 fasi del burnout

Burn Out
Burn Out

Fasi burnout

Le sette fasi del burn out

Prima fase di burnout – i segnali d’allarme

  • La prima fase, quella dei primi segni d’allarme, si distingue per un maggiore impegno relativo a determinati obiettivi di lavoro, che eventualmente si può manifestare con l’aumento degli straordinari sul posto di lavoro.
  • È possibile che la persona colpita e i suoi familiari notino i primi sintomi di esaurimento con stanchezza diffusa e con la perdita di motivazione per altre attività.
  • Spesso si riscontrano delle reazioni somatiche inadeguate, sotto forma di sintomi fisici non specifici a carico dell’apparato digerente, una maggiore sudorazione, bocca secca, un lieve mal di testa, vertigini, disturbi del sonno, ecc.

Seconda fase di burnout – l’impegno ridotto

  • Nella fase d’impegno ridotto, nella persona colpita si nota un ritiro dall’ ambiente sociale: cerca di esporsi il meno possibile all’ influenza altrui, diviene taciturna, mostra i primi atteggiamenti negativi verso il suo lavoro con qualche frase secondaria e spesso appare «più egoista» e più concentrata sui propri vantaggi. La persona affetta sembra portare dei paraocchi: con una percezione molto limitata, in un certo senso distaccata e strana.

Terza fase di burnout – Reazioni emotive

  • Terza fase la fase cioè delle reazioni emotive, contraddistinta da un senso di inferiorità e di pes- simismo. Non di rado, la colpa di queste sensazioni viene attribuita agli altri e questo può comportare ulteriori difficoltà interpersonali.
  • Con reazioni di disapprovazione e irritazione, naturalmente, chi circonda la persona colpita spesso fomenta maggiormente il burnout in corso. In tal modo, l’ambiente conferma la percezione negativa che la persona affetta ha di se stessa, consolidando la sua percezione interiore e accelerando la spirale negativa del processo.

Quarta fase – di burnout

  • Molto particolare e di rilievo clinico è la quarta fase, durante la quale avviene una riduzione dell’efficienza cognitiva che comporta
  • perdita di motivazione,
  • disturbi della memoria e di concentrazione,
  • un crollo della creatività, una riduzione della flessibilità e della capacità di discernimento della persona affetta.
  • La persona stessa, ma anche l’ambiente circostante, percepisce una certa sbadataggine e mancanza di concentrazione per cui si verificano anche degli errori nell’attività professionale.
  • La spirale negativa viene alimentata e accelerata.

Quinta fase – di burnout

  • Burisch definisce questa fase con l’appiattimento della vita emotiva e sociale e della percezione della persona affetta.
  • Il soggetto appare indifferente, cerca di evitare ogni contatto con gli altri e non è più in grado di immedesimarsi, razionalmente o emotivamente, negli altri.
  • Il risultato è l’apatia emotiva. Un importante segno d’allarme in questa fase è la rinuncia agli hobby e alle attività del tempo libero abituali, cosa che, normalmente, contribuisce a un’ulteriore escalation del processo di burnout.
  • Arrivati a questa fase, se non già prima, la persona affetta necessita dell’aiuto medico-terapeutico.

 Sesta fase di burnout: reazioni psicosomatiche

  • Stando a Burisch, la sesta fase è la fase delle reazioni psicosomatiche. Sebbene sin dalla prima fase si possano osservare delle reazioni psicosomatiche sotto forma di leggeri sintomi vegetativi, è solo nella sesta fase che le reazioni psicosomatiche diventano sintomi dolorosi che dominano la percezione della persona affetta:
  • tensioni muscolari, con dolori quali mal di testa, mal di schiena, dolori articolari e disturbi del sonno di ogni tipo (problemi di insonnia, interruzioni del sonno, risvegli precoci la mattina)

Sesta fase di burnout: reazioni psicosomatiche

  • Nel tempo libero, le persone colpite non trovano più riposo e non si ristabiliscono nemmeno facendo una lunga vacanza.
  • Spesso queste persone cambiano anche le abitudini alimentari, per cui una parte di esse prende l’abitudine di mangiare pochissimo e un’altra parte esagera nel mangiare.
  • Molto spesso, nel tentativo di riprendere il controllo e di garantire una certa funzionalità malgrado le sofferenze, le persone affette aumentano anche il loro consumo di alcol e altre droghe.

Settima fase – burnout

  • In tal modo, più o meno fluido, si entra nella settima fase: la fase di depressione e disperazione, con un senso di insensatezza, un atteggiamento profondamente negativo con forti paure riguardo al futuro, e una disperazione esistenziale che può comportare idee suicidarie e, nei casi più gravi, anche porre in atto il suicidio.
  • Data la sintomatologia descritta, dal punto di vista psichiatrico si deve diagnosticare e curare, giunti a questa fase, se non già prima, una depressione medio-forte o forte (ICD-10:F32.1–3/33.1–3) ai sensi della classifica internazionale per disturbi psichici.

Burnout test – Escalation del burn out

Burnout syndrom
Burnout syndrom

Chiunque abbia uno status di burn out che supera il quarto stadio ha bisogno di cure, per evitare l’escalation progressiva verso una situazione sempre peggiore di malessere.

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Bibliografia  e autori:

Maslow

Herbert Freudenberger

Christina Masslach

Burisch

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Psicoterapeuta Padova

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Psicoterapeuta Padova cosa significa psicoterapia?

Il trattamento individuale è con uno psicologo psicoterapeuta  (Psicologo che ha seguito un training di specializzazione di 4 anni, vedi il mio curriculum-fai click) spesso definito come “psicoterapia” e ha lo scopo di aiutare le persone con i loro problemi emotivi.

Psicoterapeuta Padova. La qualità di vita

Può variare in funzione del loro gravità o intensità.

Lo scopo principale di questa forma di terapia è quello di cambiare la qualità della vita definendo il percorso della vita chiaramente con una maggiore chiarezza.

Psicoterapeuta Padova. La tua salute mentale

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Psicoterapeuta Padova. Risolvi i problemi emotivi

Ci sono molti problemi emotivi che trovano un angolo del nostro cuore e non si elaborano.

Con il tempo, questi problemi possono trasformarsi in una sorta di tumore emotivo che ha un impatto negativo sulla nostra vita quotidiana, come la mancanza di concentrazione, l’entusiasmo, il rispetto di sé, volontà di cambiamento, di incoraggiamento, e così via.

Questi problemi possono creare una spirale nella nostra vita in vari modi e possono incanalarsi in altre zone, che possono creare problemi nei rapporti, la vita professionale e la salute.

Psicoterapeuta Padova. Arianna Bertazzolo

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Psicoterapeuta Padova. Come funziona la psicoterapia?

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Definiamo le finalità e gli obiettivi delle sessioni di consulenza in modo molto trasparente per aiutare i pazienti a superare i loro problemi in modo rapido ed efficace, e ottenere la nuova prospettiva di vita che stanno cercando.

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