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luna di miele diabete

Luna di miele diabete

Luna di miele diabete – “Honeymoon Period”

luna di miele diabete 1 – In questo articolo proseguirò l’intento di mettere in evidenza gli aspetti psicosociali del diabete, nello specifico, la luna di miele diabete di tipo 1. 

Riporto di seguito la spiegazione medico scientifica a cura del comitato scientifico di Diabete Italia (al quale vanno i ringraziamenti per l’estratto dell’articolo) di ciò che significa diabete mellito di tipo 1, quali sono  le conseguenti terapie che i pazienti devono attuare e a che cosa vanno incontro dopo la diagnosi di malattia,

Alla fine dell’estratto affronterò una descrizione delle dinamiche psicologiche che scaturiscono nella persona colpita dal diabete, come cambia la vota nel post diagnosi e l’influenza che la mattia ha nella qualità di vita personale.

luna di miele diabete

Guarire dal Diabete

Il Diabete Mellito e la remissione a cura del Comitato Scientifico di Diabete Italia PDF Stampa E-mail
Lunedì 07 Ottobre 2013 15:08
Sempre più frequentemente siamo raggiunti da messaggi che parlano di “GUARIGIONE DEL DIABETE”. Cosa c’è di vero? Diabete Italia è stata interpellata e coglie l’occasione per fare il punto della situazione alla luce di rigorose evidenze scientifiche.

Il diabete mellito è una malattia cronica complessa che richiede:

1) continui e molteplici interventi sui livelli glicemici e sui fattori di rischio cardiovascolare, finalizzati alla prevenzione delle complicanze acute e croniche;

2) un’attività educativa della persona con diabete, finalizzata all’acquisizione delle nozioni necessarie all’autogestione della malattia;

3) il trattamento delle complicanze della malattia, qualora presenti.

Diabete tipo 1

Il diabete mellito di tipo 1 è una malattia cronica.
È causato da distruzione cellulare, su base autoimmune o idiopatica, ed è caratterizzato da una carenza insulinica assoluta (la variante LADA, Latent Autoimmune Diabetes in Adult, ha decorso lento e compare nell’adulto).

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune. La manifestazione clinica si verifica dopo una significativa perdita di massa totale delle cellule, che, si ipotizza sia tra il70% e il 90%.

Luna di miele diabete – “Honeymoon Period”

Insieme alla perdita anatomica, l’entità della disfunzione delle cellule rimanenti è un fattore importante e condizionante il quadro clinico e può spiegare quello stato particolare chiamato ‘luna di miele – ‘honeymoon period’ che interviene quando la secrezione di insulina dalle cellule rimanenti migliora dopo il trattamento metabolico iniziale.

Durante questo periodo particolare, anche piccolissime quantità di insulina esogena sono spesso sufficienti a mantenere un buon controllo metabolico per un breve periodo di tempo.
Studi di prevenzione sono in corso con l’obiettivo di ristabilire auto-tolleranza nei soggetti a rischio e per rallentare la progressione a diabete conclamato.

La preservazione della secrezione residua di insulina endogena (vale dire prodotta dall’organismo) all’esordio della malattia, in combinazione con il trattamento con insulina esogena (vale a dire quella assicurata con la terapia), può portare ad un maggiore controllo della glicemia che, a sua volta, può comportare riduzione di complicanze.

Si può dire quindi che le terapie che consentano la conservazione di una certa produzione di insulina, possono avere rilevanza clinica.

Luna di miele diabete – l’Era Moderna

L’era moderna della terapia immunomodulante nel diabete di tipo 1 è iniziata con l’uso della ciclosporina per il trattamento dei pazienti con diabete di tipo 1 di nuova insorgenza.

Da allora, molti diversi trattamenti immuno-mirati sono stati sviluppati e sono in corso a livello sperimentale.

Sono in corso anche studi nutrizionali che tentano di modificare l’esposizione a diverse componenti alimentari che si pensa possono svolgere un ruolo nell’esordio della patologia.

L’obiettivo generale di tutti questi trattamenti è quello di ripristinare auto-tolleranza e di impedire la distruzione delle cellule _ del pancreas.
Purtroppo, nessuno dei trattamenti con agenti somministrati singolarmente ha raggiunto la remissione metabolica stabile e quindi il passo successivo nello sviluppo clinico probabilmente coinvolgerà combinazioni di agenti, sulla base della conoscenza dei meccanismi immunitari mirati per migliorare la durata e la frequenza delle risposte.
La chirurgia bariatrica, nei pazienti affetti da diabete tipo 1 obesi, è stata dimostrata in grado di ridurre significativamente il grado di obesità ma non ha alcun effetto sul diabete, che è condizionato dalla distruzione completa ed irreversibile delle cellule che producono insulina e che deve essere quindi iniettata dall’esterno.

Luna di miele Diabete tipo 1 guarigione

Come guarire dal diabete di tipo 1?

Questa è la domanda a cui, dopo aver ricevuto la diagnosi, la persona affetta da diabete cerca di dare una risposta e molto spesso dopo il primo periodo di iniezioni di insulina Apidra si riduce il fabbisogno dei insulina iniettata dall’esterno potendo arrivare a non effettuare boli durante i pasti, limitandosi all’iniezione notturna tramite insulina Lantus.

Ma allora si è guariti?

La risposta che i medici danno è: “no! ma sei in luna di miele”.

L’espressione luna di miele per definire ciò suona alquanto inappropriata e sarcastica, prima di tutto perché chi è diabetico non può più mangiare miele, inoltre, la luna di miele è un periodo felice nel quale due persone appena sposate effettuano una vacanza inaugurale del viaggio della loro vita insieme; tutto ciò con la luna di miele del diabete di tipo 1 non centra proprio nulla, se non addirittura può suscitare irritazione nei pazienti diabetici.

Dopo la scoperta della malattia, si ricomincia con la vita, la glicemia va sempre meglio, in attesa che il sistema immunitario finisca il suo lavoro di distruzione indisturbato con le restanti cellule pancreatiche, senza poterci fare nulla!

E’ chiaro come si inizi a percepire nella persona una sensazione di derealizzazione e di impotenza difronte ad una sentenza che non lascia scampo: “prima o poi il tuo  pancreas smetterà di funzionare e tu dovrai riprendere in mano l’insulina e iniettarla nuovamente”.

Diabete di tipo 1 – Conseguenze psicologiche

La persona che si trova a vivere questa difficile esperienza molto di frequente sviluppa una sindrome ansiogena da misurazione di glicemia con conseguente umore disforico tendente alla depressione.

In questo periodo è molto importante la vicinanza dei familiari per attutire i contraccolpi a livello psicologico, ma molto spesso questo non basta e la persona ha bisogno di un aiuto psicologico per la gestione delle nuove routine quotidiane che la malattia comporta.

Luna di miele diabete – Le nuove Routine del diabetico

Una nuova routine è fatta dalle continue misurazioni glicemiche che partono dal digiuno al prima e dopo i pasti, dalla mattina alla sera, 7 giorni su 7, alle quali poi conseguono le 4 iniezioni di insulina nell’ambito dei pasti principali e prima di coricarsi.

All’inizio non è facile padroneggiare gli strumenti della misurazione glicemica perché diventano apparati che entrano a far parte della vita della persona per sempre, in ogni momento e in qualunque luogo, il paziente può avere paura di dimenticarsi lo strumento, le penne di insulina, costringendolo a restringere il proprio raggio d’azione limitandone la qualità di vita.

Un’altra routine che cambia drasticamente è quella alimentare, infatti la dieta diventa un aspetto ancor più vitale di prima e la privazione di certi alimenti facenti parte della tradizione culturale come dolci e i gelati e certi tipi di frutta, rischiano di essere un ulteriore duro cambio di direzione che la persona diabetica è costretta a subire.

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comunicazione assertiva

Comunicazione assertiva

Comunicazione assertiva – Guida all’assertività

Comunicazione assertiva significato

Comunicazione assertiva: guida con esempi pratici alla scoperta di una comunicazione efficace nella quale troverete un semplice test online per verificare il livello della vostra comunicazione!

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In questo articolo affronteremo i seguenti temi:

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Assertività Significato – assertività definizione

Il comportamento assertivo è quel comportamento attraverso il quale si affermano i propri punti di vista, senza prevaricare né essere prevaricati.

Si esprime attraverso la capacità di utilizzare in ogni contesto relazionale la modalità di comunicazione più adeguata.

Potremmo anche definire l’assertività come quel punto d’equilibrio fra uno stile comunicativo passivo ed uno aggressivo.

Con essa viene adottato uno stile comunicativo che permette all’individuo di esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni e di impegnarsi a risolvere positivamente le situazioni e i problemi. Non esiste una risposta assertiva definibile in modo assoluto, essa deve essere valutata all’interno della situazione sociale ed è un processo continuo di aggiustamento della propria performance comunicativa.

Il comportamento assertivo quindi non è intermedio tra il comportamento aggressivo e passivo: obiettivo per una comunicazione assertiva è la capacità di ridurre le proprie componenti aggressive e passive.

L’assertività è un modo di comunicare che nasce dall’armonia tra abilità sociali, emozioni e razionalità senza necessariamente modificare la propria personalità.

In questa integrazione entra in gioco l’aspetto neurovegetativo per le emozioni, quello motorio volontario per i gesti e le azioni ed infine quello corticale-cognitivo per i pensieri e le verbalizzazioni. Tra questi tre aspetti della personalità esiste un rapporto di interdipendenza per cui migliorare l’assertività significa agire su ognuno dei tre.

Non solo è importante conoscere le tecniche per migliorare l’assertività, ma occorre sviluppare nuove abitudini di comportamento e perfezionare l’educazione dei sentimenti e delle emozioni. Familiarizzarsi con il mondo dei sentimenti richiede, infatti, “un’educazione sentimentale”.

La struttura concettuale dell’assertività è l’ordine che ciascuno pone nella propria vita, quando con maggiore consapevolezza pensa a se stesso e interagisce con le altre persone.

Questo modo di agire permette di stabilire un rapporto attivo e intelligente che si basa sulla valutazione corretta della situazione e sull’avere a disposizione i mezzi adeguati per poter scegliere la soluzione più appropriata.

Il costrutto dell’assertività

Il costrutto dell’assertività è costituito dall’idea di libertà come capacità di affrancarsi dai condizionamenti ambientali negativi e comprende la conoscenza di sé e della propria personalità, della teoria dei diritti assertivi (in ciò è inclusa l’idea della reciprocità, ovvero il medesimo diritto di comunicare desideri e convinzioni e di perseguire obiettivi individuali viene riconosciuto anche agli altri, il saper riconoscere e criticare le idee irrazionali che generano e mantengono i disagi e i disturbi emotivi). Il secondo aspetto riguarda la forma dell’assertività, ovvero la capacità di esprimersi in modo più evoluto ed efficace, tradotta quindi in abilità non verbali e verbali, e, più in generale, in competenza sociale.

Tale aspetto è stato definito da L. Philhps (1968) come “l’ampiezza con cui l’individuo riesce a comunicare con gli altri, in modo da soddisfare diritti, esigenze, motivazioni e obblighi, in misura ragionevole e senza pregiudicare gli analoghi diritti delle altre persone, in forma di libero e aperto dialogo”. In questo caso la persona assertiva sa esprimere in modo chiaro e tecnicamente efficace, emozioni, sentimenti, esigenze e convinzioni personali riducendo sempre più le sensazioni d’ansia, disagio o aggressività. A questa modalità comunicativa si contrappone uno stile comunicativo passivo e aggressivo.

Caratteristiche del tipo aggressivo

Il soggetto con questo stile è una persona che non rispetta i limiti degli altri, è concentrato sui propri desideri senza badare a coloro che gli sono intorno. Per fare questo utilizza qualsiasi mezzo a propria disposizione, anche distruttivo e violento. La tendenza è quella di dominare gli altri e l’unico obiettivo che si pone è il potere personale e sociale. Alla base di questo tipo di comportamento vi sono ancora delle componenti d’ansia accompagnate però da rabbia e ostilità. C’è anche un disprezzo degli altri e un mancato riconoscimento della dignità altrui.

Caratteristiche del tipo passivo

Il soggetto con uno stile di comunicazione passivo pensa più ad accontentare gli altri che non se stesso, è facilmente influenzabile e subisce le situazioni senza opporsi. È un soggetto che ha un’elevata ansia sociale, che non riesce ad esprimere adeguatamente i propri bisogni e le proprie esigenze. Il suo obiettivo è ottenere il consenso di tutti ed evitare qualsiasi forma di contrasto con gli altri. Nel breve termine questo tipo di atteggiamento è utile per ridurre l’ansia, ma finisce col limitare notevolmente la capacità dì azione della persona. Alla base di questo atteggiamento vi sono spesso sensi di colpa associati ad una forte componente ansiosa.

I livelli dell’assertività

La struttura concettuale dell’assertività è basata sulla funzionalità di cinque livelli ognuno dei quali ne definisce un aspetto. Il primo livello è costituito dalla capacità di riconoscere le emozioni, il cui obiettivo riguarda l’autonomia emotiva e la percezione delle emozioni senza il coinvolgimento negativo legato alla presenza di altre persone (arrossire, balbettare, vergognarsi, ecc.). Il secondo livello: la capacità di comunicare emozioni e sentimenti, anche negativi, attraverso molteplici strumenti comunicativi rappresenta il secondo livello che riguarda la libertà espressiva, ovvero il controllo delle reazioni motorie senza che queste siano alterate o inibite dall’ansia e dalla tensione. Al terzo livello troviamo la consapevolezza dei propri diritti nel senso di avere rispetto per sé e per gli altri. Esso ha un ruolo centrale nella teoria dell’assertività in quanto la distinzione tra i comportamenti aggressivi, passivi e assertivi si fonda sui diritti e sul principio di reciprocità. Il quarto livello è rappresentato dalla disponibilità ad apprezzare se stessi e gli altri. Questo implica la stima di sé, la capacità di valorizzare gli aspetti positivi dell’esperienza con una visione funzionale e costruttiva del proprio ruolo sociale. L’ultimo livello è relativo alla capacità di auto-realizzarsi e di poter decidere sui fini della propria vita. Per raggiungere tale obiettivo è necessario possedere un’immagine positiva di se stessi, fiducia e sicurezza personale. Il possedere tali caratteristiche comporta una maggiore capacità di autocontrollo, di intervento sulle situazioni e di soluzione dei problemi, un “ambiente interno” rilassante che permette di percepire le difficoltà non come occasioni negative di frustrazione, ma come ostacoli da superare abilmente. Gli obiettivi dei vari livelli vengono raggiunti intervenendo sia sull’aspetto concettuale, di contenuto, sia sull’aspetto tecnico, riguardante il modo di agire e di comunicare.

Le componenti dell’Assertività

AUTOSTIMA Autostima come il giudizio che ogni individuo dà del proprio valore. E’ anche avere fiducia nelle proprie capacità di pensare, scegliere e prendere decisioni..

Essa si può modificare durante l’intera vita influenzata da successi e fallimenti. Successi e fallimenti che viviamo attualmente, che abbiamo già vissuto, che pensiamo di vivere nel futuro.

OBIETTIVI CHIARI L’avere obiettivi chiari può aumentare la percentuale di successi ed influire, così, positivamente sull’autostima personale.

SAPER ASCOLTARE Spesso lamentiamo che gli altri non ci ascoltano, ma chiediamoci anche se noi sappiamo ascoltare gli altri.

SAPER ASSUMERE RISCHI Affermare le proprie convinzioni e comunicare le proprie aspettative.

SAPER DIRE DI NO Fondamentale è saper dire di no senza sentirsi in colpa. Non è piacevole per nessuno dire di “no” , ma diventa essenziale quando:

  • -dire di “si” non aiuta né noi, né l’altro
  • -non sono presenti elementi obiettivi per dire di “sì”
  • -dire di “no” aiuta direttamente o indirettamente l’altro.

Il nostro “no” và motivato, spiegato, espresso in modo non aggressivo suggerendo delle alternative.

SAPER AMMETTERE GLI SBAGLI Sbagliare non è piacevole, ma è ancora più spiacevole scoprire di essere così poco importanti che non se ne accorge nessuno.

CRITICARE IN MANIERA COSTRUTTIVA Affrontare il problema in maniera razionale, obiettiva, non emotiva. La critica è espressa in maniera impersonale senza ferire l’altro e nessuno è vincente.

La critica deve essere posta in maniera specifica e riguardare il comportamento e non la persona.

Conseguentemente è l’osservazione di un fatto e non un’accusa o un giudizio emotivo. Il suo scopo è correggere in maniera costruttiva.

TECNICHE ASSERTIVE PER FARE MODIFICARE UN COMPORTAMENTO

  • Esprimere empatia con l’altro (sono partecipe del….)
  • Descrivere il comportamento che ha un impatto negativo su di noi
  • Esprimere il sentimento conseguente al suddetto comportamento
  • Spiegare il sentimento (perché mi sento così)
  • Specificare il cambiamento desiderato nel comportamento
  • Analizzare le conseguenze positive se ci sarà il cambiamento
  • Analizzare le conseguenze negative se non ci sarà il cambiamento
  • Confermare la relazione (te lo dico perché ci tengo)
  • Richiedere di risolvere insieme il problema (come posso aiutarti?)

All’interno di una comunicazione verbale assertiva è utile adoperare i seguenti criteri:

  • una maggiore autoapertura dando maggiori informazioni su noi stessi
  • comunicare i propri sentimenti perché si favorisce una maggiore apertura e chiarezza nelle relazioni, in quanto le emozioni hanno un alto valore comunicativo
  • la tecnica del “disco rotto” consistente nel ribadire e ripetere in maniera sistematica il contenuto chiave che si vuole trasferire all’interlocutore.

Il tutto all’interno di una modalità comunicativa serena, senza aggredire o irritare.

Diritti assertivi

I diritti assertivi comprendono il rispetto di se stessi, delle proprie esigenze, sentimenti e convinzioni. Tali diritti sono necessari per costruire sentimenti e pensieri positivi come l’autostima e la fiducia. Riconoscerli e rispettarli significa anche riconoscerli e rispettarli negli altri.

Ma vediamo quali sono questi diritti assertivi. Innanzitutto il più importante:

DIRE NO ALLE RICHIESTE ALTRUI SENZA SENTIRSI IN COLPA

Di seguito

  • • il diritto di fare qualsiasi cosa, purchè non danneggi nessun altro.
    • il diritto di mantenere la propria dignità agendo in modo assertivo, anche se ciò urta qualcun altro, a condizione che il movente sia assertivo e non aggressivo.
    • il diritto di fare richieste ad un’altra persona, dal momento che riconosco all’altro l’identico diritto di rifiutare.
    • il diritto ridiscutere il problema con la persona interessata, e di giungere a un chiarimento.
    • il diritto ad attuare i propri diritti ed al rispetto altrui dei propri diritti.
  • il diritto di avere idee, opinioni, punti di vista personali e non necessariamente coincidenti con quelli degli altri
  • il diritto a che le proprie idee, opinioni e punti di vista siano quanto meno ascoltati e presi in considerazione (non necessariamente condivisi) dalle altre persone
  • il diritto ad avere bisogni e necessità anche diverse da quelle delle altre persone
  • il diritto a provare determinati stati d’animo ed a manifestarli in modo assertivo se si decide di farlo
  • il dirittodi commettere degli errori, in buona fede
  • il diritto di decidere di sollevare una determinata questione o, viceversa, di non sollevarla
  • il diritto di essere realmente se stessi, anche se questo significa a volte contravvenire a delle aspettative esterne
  • il diritto di chiedere aiuto.

Essere assertivi non è facile, costa sacrificio ed esercizio costante al fine di ottenere risultati soddisfacenti. Importante è, comunque, iniziare a praticarli, se non tutti insieme, anche uno alla volta. Come si è riusciti superarne uno, passare a quello successivo. Come recita un aforisma zen “un cammino è fatto di mille passi”. Incominciamo, un passo alla volta, a fare il cammino verso l’assertività.

 

Comportamenti assertivi

Un comportamento assertivo determina una serie di conseguenze:

Frena o disarma l’altra persona che attacca

Chiarisce eventuali equivoci

Gli altri si sentono rispettati e apprezzati

La persona assertiva è solitamente considerata “buona”, ma non “stupida”.


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Test Assertività

Test comunicazione efficace, cliccando nel riquadro qui sopra potrete testare lo stato della vostra comunicazione attraverso un test comunicazione efficace!

Bibliografia

Anchisi R., Gambotto Dessy M., Manuale per il training assertivo. Immagine di sé e comunicazione efficace. Cortina 1989.

Anolli L. (a cura di), Psicologia della comunicazione. Il Mulino, Bologna 2002.

Castanyer O., L’assertività- espressione  di una sana stima di sé. Cittadella Editrice, Assisi 1998.

Giannatelli R., Lever F., Rivoltella P.C., Zanacchi A. (a cura di), Dizionario enciclopedico di scienze e tecniche della comunicazione. Eri-Rai, Elledici, LAS, Roma 2001.

Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D., La Pragmatica della Comunicazione umana. Astrolabio Ubaldini, Roma 1971.

 

burnout

Burnout

burnout
Piramide dei bisogni di Maslow

Burnout psicologia

Burn out psicologia – La piramide di Maslow indica secondo una scala di priorità quali sono i bisogni fondamentali per l’uomo; da Maslow possiamo ricavare una riflessione con alcune domande, che troverete di seguito, per capire da che punto partite nella conoscenza di voi stessi e dello stato di Burn Out in cui vi trovate; alla fine dell’articolo troverete un semplice test sulla sindrome da burnout che vi consentirà di capire a che punto dovrete iniziare a curarvi per non far si che la situazione peggiori sempre di più.

Potete prendere un foglio bianco e rispondere a queste domande, tenendole con voi durante la lettura dell’articolo.

  • Che lavoro avreste voluto fare da piccoli?
  • Avete cambiato scelta nel corso del tempo?
  • Per quale motivo?
  • Interno (scelta intima)
  • Esterno (eventi)
Burnout
Burnout

Burnout significato – Definizione Burnout

Burn out definizione:

  • Burn out significato – Il termine burnout fu usato per la prima volta in un contesto medico dallo psichiatra Herbert Freudenberger, all’inizio degli anni ’70.
  • Burn out significato – Con questo termine Freudenberger descrisse il progressivo esaurimento di alcuni assistenti volontari di un centro per tossicodipendenti a New York, l’atteggiamento distaccato e cinico degli assistenti sociali verso i loro utenti e l’atteggiamento negativo verso le proprie prestazioni di lavoro (Freudenberger 1974)
  • Negli anni ’70 anche Christina Masslach, esperta in psicologia sociale nella città universitaria di Berkeley, California, si dedicò alla ricerca sulle persone con situazioni di lavoro stressanti e sul loro modo di gestire il carico emotivo. Concordante con le osservazioni di Freudenberger, Masslach formulò tre aspetti fondamentali dello stato di burn out (Masslach 1982):
  • Esaurimento emotivo
  • Depersonalizzazione
  • Ridotta efficienza personale

Burnout syndrome – le 7 fasi del burnout

Burn Out
Burn Out

Fasi burnout

Le sette fasi del burn out

Prima fase di burnout – i segnali d’allarme

  • La prima fase, quella dei primi segni d’allarme, si distingue per un maggiore impegno relativo a determinati obiettivi di lavoro, che eventualmente si può manifestare con l’aumento degli straordinari sul posto di lavoro.
  • È possibile che la persona colpita e i suoi familiari notino i primi sintomi di esaurimento con stanchezza diffusa e con la perdita di motivazione per altre attività.
  • Spesso si riscontrano delle reazioni somatiche inadeguate, sotto forma di sintomi fisici non specifici a carico dell’apparato digerente, una maggiore sudorazione, bocca secca, un lieve mal di testa, vertigini, disturbi del sonno, ecc.

Seconda fase di burnout – l’impegno ridotto

  • Nella fase d’impegno ridotto, nella persona colpita si nota un ritiro dall’ ambiente sociale: cerca di esporsi il meno possibile all’ influenza altrui, diviene taciturna, mostra i primi atteggiamenti negativi verso il suo lavoro con qualche frase secondaria e spesso appare «più egoista» e più concentrata sui propri vantaggi. La persona affetta sembra portare dei paraocchi: con una percezione molto limitata, in un certo senso distaccata e strana.

Terza fase di burnout – Reazioni emotive

  • Terza fase la fase cioè delle reazioni emotive, contraddistinta da un senso di inferiorità e di pes- simismo. Non di rado, la colpa di queste sensazioni viene attribuita agli altri e questo può comportare ulteriori difficoltà interpersonali.
  • Con reazioni di disapprovazione e irritazione, naturalmente, chi circonda la persona colpita spesso fomenta maggiormente il burnout in corso. In tal modo, l’ambiente conferma la percezione negativa che la persona affetta ha di se stessa, consolidando la sua percezione interiore e accelerando la spirale negativa del processo.

Quarta fase – di burnout

  • Molto particolare e di rilievo clinico è la quarta fase, durante la quale avviene una riduzione dell’efficienza cognitiva che comporta
  • perdita di motivazione,
  • disturbi della memoria e di concentrazione,
  • un crollo della creatività, una riduzione della flessibilità e della capacità di discernimento della persona affetta.
  • La persona stessa, ma anche l’ambiente circostante, percepisce una certa sbadataggine e mancanza di concentrazione per cui si verificano anche degli errori nell’attività professionale.
  • La spirale negativa viene alimentata e accelerata.

Quinta fase – di burnout

  • Burisch definisce questa fase con l’appiattimento della vita emotiva e sociale e della percezione della persona affetta.
  • Il soggetto appare indifferente, cerca di evitare ogni contatto con gli altri e non è più in grado di immedesimarsi, razionalmente o emotivamente, negli altri.
  • Il risultato è l’apatia emotiva. Un importante segno d’allarme in questa fase è la rinuncia agli hobby e alle attività del tempo libero abituali, cosa che, normalmente, contribuisce a un’ulteriore escalation del processo di burnout.
  • Arrivati a questa fase, se non già prima, la persona affetta necessita dell’aiuto medico-terapeutico.

 Sesta fase di burnout: reazioni psicosomatiche

  • Stando a Burisch, la sesta fase è la fase delle reazioni psicosomatiche. Sebbene sin dalla prima fase si possano osservare delle reazioni psicosomatiche sotto forma di leggeri sintomi vegetativi, è solo nella sesta fase che le reazioni psicosomatiche diventano sintomi dolorosi che dominano la percezione della persona affetta:
  • tensioni muscolari, con dolori quali mal di testa, mal di schiena, dolori articolari e disturbi del sonno di ogni tipo (problemi di insonnia, interruzioni del sonno, risvegli precoci la mattina)

Sesta fase di burnout: reazioni psicosomatiche

  • Nel tempo libero, le persone colpite non trovano più riposo e non si ristabiliscono nemmeno facendo una lunga vacanza.
  • Spesso queste persone cambiano anche le abitudini alimentari, per cui una parte di esse prende l’abitudine di mangiare pochissimo e un’altra parte esagera nel mangiare.
  • Molto spesso, nel tentativo di riprendere il controllo e di garantire una certa funzionalità malgrado le sofferenze, le persone affette aumentano anche il loro consumo di alcol e altre droghe.

Settima fase – burnout

  • In tal modo, più o meno fluido, si entra nella settima fase: la fase di depressione e disperazione, con un senso di insensatezza, un atteggiamento profondamente negativo con forti paure riguardo al futuro, e una disperazione esistenziale che può comportare idee suicidarie e, nei casi più gravi, anche porre in atto il suicidio.
  • Data la sintomatologia descritta, dal punto di vista psichiatrico si deve diagnosticare e curare, giunti a questa fase, se non già prima, una depressione medio-forte o forte (ICD-10:F32.1–3/33.1–3) ai sensi della classifica internazionale per disturbi psichici.

Burnout test – Escalation del burn out

Burnout syndrom
Burnout syndrom

Chiunque abbia uno status di burn out che supera il quarto stadio ha bisogno di cure, per evitare l’escalation progressiva verso una situazione sempre peggiore di malessere.

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Bibliografia  e autori:

Maslow

Herbert Freudenberger

Christina Masslach

Burisch

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Tratto da centro di psicologia dott.  Adriano Legacci

Tantra Paodva – Le preziose conquiste della psicologia occidentale costituiscono il centro inamovibile del mio quotidiano lavoro clinico, come psicoterapeuta e come sessuologo. Chi mi conosce sa anche che nel corso degli anni è cresciuto il mio interesse, divenuto anche prassi clinica integrata, per discipline e tecniche che provengono dalla millenaria cultura Indiana o d’Oriente. Meditazione, Mindfulness e Tantra, al pari della psicoanalisi e della psicologia cognitivo comportamentale, sono in grado di aprire sentieri dell’anima e di offrire preziosi strumenti operativi per la crescita e l’evoluzione personale.

In questi 3 giorni insieme alterneremo esercizi di gruppo in sala con sessioni di meditazione tantrica guidata, training autogeno e rilassamento in acqua termale.

 


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Il Tantra non è una filosofia, non è un’ideologia, non è una religione.
Il Tantra è:

  • un itinerario spirituale
  • un’antica pratica, fondata sulla conoscenza del proprio corpo e sulla relazione, che utilizza l’energia (fondamentalmente l’energia sessuale) presente in ogni essere umano per:
  1. migliorare la propria intelligenza sessuale
  2. perseguire il benessere fisico, emotivo e mentale
  3. favorire la realizzazione personale
  4. migliorare le relazioni sentimentali
  5. creare le condizioni per la propria evoluzione e maturazione

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In psicoanalisi il termine libido (traducibile in sessuologia come desiderio sessuale) identifica un concetto cardine del pensiero di Sigmund Freud.

Per Freud la libido rappresenta una delle principali pulsioni umane, ed è di natura puramente sessuale.

“Chiamiamo libido – o desiderio sessuale – la forza psichica che rappresenta l’istinto sessuale, e la consideriamo analoga alla forza della fame o alla volontà di potenza e ad altre simili tendenze dell’Io”.
(Ernest Jones “Vita e opere di Freud, 2 gli anni della maturità 1901-1919” Il Saggiatore)


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Blog Psicologia News

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In questa sezione voglio riportare le notizie dei principali mezzi di informazione che ho selezionato per voi nell’ambito della salute e le ho riportare nel mio Blog Psicologia News

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Assistenza, verso
il riconoscimento
giuridico dei
caregiver familiari

Fonte Sole 24 ore

In discussione al Senato un ddl volto a garantirne i diritti

Presto il “caregiver familiare” potrebbe ottenere un riconoscimento 

trovate qui l’articolo http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18659-assistenza-verso-il-riconoscimento-giuridico-dei-caregiver-familiari

Blog Psicologia News

E’ possibile aumentare la propria intelligenza? Nonostante molti pensino che l’intelligenza sia qualcosa che si ha sin dalla nascita, la verità è che certi hobby possono davvero aiutare a svilupparla. Ma di quali hobby stiamo parlando per l’esattezza? fonte scienza e salute blogosfere.it

trovate qui l’articolo http://scienzaesalute.blogosfere.it/post/560381/i-7-hobby-che-vi-renderanno-piu-intelligenti

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Stanchezza, 7 possibili cause da non sottovalutare

Stanchezza: quali sono le possibili cause? Generalmente, quando attraversiamo un periodo stressante, è normale avvertire un po’ di stanchezza in più. La stanchezza generale può essere causata anche da diete drastiche, disidratazione, eccessivo esercizio fisico, dall’assunzione di alcuni farmaci a disturbi come depressione, infezioni e così via.trovate qui l’articolo http://scienzaesalute.blogosfere.it/post/560398/stanchezza-7-possibili-cause-da-non-sottovalutare

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Cuore: lutto
aumenta rischio di
fibrillazione atriale

Le probabilità di sperimentare aritmie sono maggiori per le persone di età inferiore ai 60 anni

Il decesso del partner aumenta il pericolo di soffrire di fibrillazione atriale. Questo disturbo, che si manifesta come un’alterazione del ritmo cardiaco (o aritmia), rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di insufficienza cardiaca e ictus.

Trovi l’articoli qui http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18648-cuore-lutto-aumenta-rischio-di-fibrillazione-atriale

Fonte Sole 24 ore

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visita gli altri articoli del blog di psicologia e scopri ad esempio i disturbi alimentari meno conosciuti o la differenza tra bulimia e anoressia oppure i benedici del training autogeno con la dott.ssa Ariann Bertazzolo Psicolola Padova

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Psicoterapeuta Padova

Psicoterapeuta Padova.

Psicoterapeuta Padova cosa significa psicoterapia?

Il trattamento individuale è con uno psicologo psicoterapeuta  (Psicologo che ha seguito un training di specializzazione di 4 anni, vedi il mio curriculum-fai click) spesso definito come “psicoterapia” e ha lo scopo di aiutare le persone con i loro problemi emotivi.

Psicoterapeuta Padova. La qualità di vita

Può variare in funzione del loro gravità o intensità.

Lo scopo principale di questa forma di terapia è quello di cambiare la qualità della vita definendo il percorso della vita chiaramente con una maggiore chiarezza.

Psicoterapeuta Padova. La tua salute mentale

Se è il problema di un’infanzia repressa, o un crollo emotivo a causa di divorzio, un fallimento o la perdita di una persona cara, come psicologa professionista che lavora da diversi anni a Padova, pusso aiutarvi a rivivere la vostra salute mentale attraverso il percorso di terapia.

Psicoterapeuta Padova. Risolvi i problemi emotivi

Ci sono molti problemi emotivi che trovano un angolo del nostro cuore e non si elaborano.

Con il tempo, questi problemi possono trasformarsi in una sorta di tumore emotivo che ha un impatto negativo sulla nostra vita quotidiana, come la mancanza di concentrazione, l’entusiasmo, il rispetto di sé, volontà di cambiamento, di incoraggiamento, e così via.

Questi problemi possono creare una spirale nella nostra vita in vari modi e possono incanalarsi in altre zone, che possono creare problemi nei rapporti, la vita professionale e la salute.

Psicoterapeuta Padova. Arianna Bertazzolo

Psicoterapeuta Padova Arianna Bertazzolo
Psicoterapeuta Padova Arianna Bertazzolo

Psicoterapeuta Padova. Come funziona la psicoterapia?

Dopo aver ascoltato attentamente i pazienti, si passa alla fase operativa in cui poter affrontare e cambiare le false convinzioni e credenze.
Definiamo le finalità e gli obiettivi delle sessioni di consulenza in modo molto trasparente per aiutare i pazienti a superare i loro problemi in modo rapido ed efficace, e ottenere la nuova prospettiva di vita che stanno cercando.

Io lavoro con il paziente andando incontro alle sue esigenze ed orari.

Ti aiuterò a abbracciare la vita, ti insegnerò modo per ottenere il bene più prezioso: LA TUA SALUTE!

Se sei deciso a curarti con uno psicoterapeuta a Padova  puoi contattarmi usando il pulsante qui sotto, ti risponderò e potremmo fissare un primo appuntamento gratuito.

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